Ad inizio mercato il club nerazzurro ha respinto un'offerta importante: la permanenza all'Inter è sempre più vicina
VIDEO / "I dirigenti dell'Inter hanno già un nome. Chivu vuole uno come..."
Un sogno realizzato. Il giorno tanto atteso. Aleksandar Stankovic ha trasformato il suo grande desiderio in realtà. Da tifoso a protagonista in campo, proprio con l’Inter, la sua squadra del cuore.
L’unico dei tre figli di Dejan che è nato a Milano - e non a Roma, ai tempi dell’esperienza alla Lazio di suo papà -, Aleksandar ha raggiunto un grande traguardo sabato, in occasione della sfida col Monza.
"22/08/2026: ti aspettavo da sempre" ha scritto Stankovic jr sui social - con tanto di cuori nerazzurri - celebrando il debutto assoluto in prima squadra. Un’emozione difficile da contenere, come sottolinea La Gazzetta dello Sport.
Un sogno inseguito per anni e realizzato con Chivu in panchina, l’uomo che lo ha aiutato a crescere come uomo e come calciatore ai tempi della Primavera.
Aleksandar Stankovic rappresenta il profilo perfetto per qualsiasi big, italiano o straniera:
“Giovanissimo (21 anni appena compiuti), duttile, pronto all'uso, margini di crescita ancora esponenzialmente inesplorati”.
E non a caso, come rivela la Rosea, diverse big europee si sono informate:
“Atletico Madrid, Manchester United e Tottenham quando Ale giocava ancora nel Burges, il Brentford che ad inizio mercato aveva spedito un'offerta da più di 40 milioni di euro per strapparlo ai nerazzurri, manciate di richieste in prestito”.
La posizione dell’Inter è sempre stata chiara. I nerazzurri avrebbero valutato con attenzione ogni proposta solo nel caso in cui fosse stata considerata fuori mercato.
Ma Stankovic no. Il giocatore ha rifiutato il corteggiamento di qualsiasi altro club per giocarsi le proprie chance a Milano, con la maglia nerazzurra.
“Il centrocampista nerazzurro ha risposto picche a chiunque, intende giocarsi le proprie carte nonostante il folto centrocampo a disposizione di Cristian Chivu e poco importa se per conquistare spazio ci sarà bisogno di lottare. Del resto, per guadagnarsi il ritorno a Milano, Ale aveva già lottato non poco in due anni tra Lucerna e Bruges”.
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