Quando si smetterà di parlare di Andrea Stramaccioni? E' una domanda istintiva, che cerca risposte dopo gli ultimi giorni freneticamente calmi. Dopo quel comunicato che, contemporaneamente salutava Andrea e lo ringraziava per l'impegno in una stagione così complicata e dava il benvenuto al nuovo mister, Walter Mazzarri, a parlare sono rimasti solo i giornali. Le ipotesi, le ricostruzioni, i retroscena. Come siamo arrivati fino a qui? Sono domande legittime se pensiamo che Andrea era stato straconfermato a parole fino a pochi giorni prima dell'ultima partita di campionato. Quella che nei fatti, sicuramente non nei contenuti, gli è stata fatale.             

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Abbiamo letto molte cose in questi giorni, alcune di queste plausibili, altre evidentemente forzate. In ogni ricostruzione c'è del vero. Si è scatenata una piccola guerra tra chi giustifica e motiva la decisione del presidente e chi invece fa notare la situazione drammatica nella quale Andrea era stato abbandonato. In ogni caso l'Inter ne esce sconfitta nella forma e nei modi. Una decisione, sacrosanta visti i risultati e che avrebbe sancito l'esonero di chiunque, che poteva e doveva certamente essere circostanziata meglio e prima. Con chiarezza e senza rancore. Esisterà un modo migliore per farlo, no?          

Garlando (GdS) ha evidenziato la tremenda solitudine nella quale Stramaccioni si sarebbe trovato a operare. Chi ci ha messo la faccia è sempre stato lui. Rapporti con lo spogliatoio, richieste di rivoluzione, attese. Il quadro dipinge un uomo solo contro tutti. Un quadro con delle verità, ma che non rinuncia alle forzature. Di parere diametralmente opposto Monti (CorSera) che ieri ha stilato un puntiglioso elenco delle colpe di Andrea, nel quale mancava solo la carestia. Anche in questo pezzo, oltre alle innegabili statistiche negative, ci sono considerazioni condivisibili. Partite giocate male pur avendo la rosa giusta a disposizione. Letture tardive di situazioni tattiche con cambi effettuati allo scadere delle reali possibilità di ribaltare la partita. Poi però ad Andrea vengono attribuite decisioni come la cessione di Wesley, l'allontanamento di un team manager, la pretesa di aver puntato tutto su Milito unico attaccante (quando la sua unica richiesta in sede di mercato era stata quella di un vice-Milito). Secondo Monti si sarebbe dovuto dimettere per manifesta incapacità. Secondo noi, se tutti gli errori elencati sono farina del sacco di Andrea Stramaccioni, la società avrebbe dovuto esonerarlo a gennaio. Ma forse la verità è nelle sfumature che non leggiamo.

Le sfumature non dette sono quelle più interessanti. Quando esattamente abbiamo contattato Mazzarri? La trattativa con un tecnico del suo livello non si esaurisce in un paio di telefonate. Quando mentalmente abbiamo deciso che Stramaccioni non poteva reggere il peso di questa Inter? Nello stesso periodo in cui ribadivamo la nostra fiducia nei suoi confronti? Ma se questi sono ormai dettagli che lasciano il tempo che trovano, da buttarci alle spalle in attesa di conoscere meglio il nostro futuro, c'è una domanda che ci dilania. Perché Stramaccioni ha rinunciato a costruirsi un alibi? Ne avrebbe avuto uno perfetto. Far giocare i giovani e mettere in panchina i senatori. I risultati non sarebbero stati probabilmente molto diversi da quelli ottenuti, ma vuoi mettere la soddisfazione di aver valorizzato il settore giovanile? Perdevi? Questa stagione sfortunata va così, la cogliamo al volo per lavorare sui giovani. Invece questi sono stati utilizzati poco, pur essendo regolarmente convocati. Solo nel finale tanti esordi, qualcuno decisamente interessante. Speriamo un giorno di poterglielo chiedere. Perché un'idea della risposta l'abbiamo. Ma il gioco delle certezze non fa per noi. All'Inter le certezze non sono proprio di casa.



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