I colossali strascichi di Milan-Juventus. Meglio di una saga. Inutile negarlo, una vicenda che ci ha lasciato tutti con il fiato sospeso, un pathos eguale a quello vissuto in occasione dei grandi vertici in tempo di Guerra Fredda, abbiamo avvertito la stessa tensione del famoso Reagan-Gorbaciov del 1986 a Reykiavik. Una sottile linea rossa che ha rischiato di interrompersi, una potenziale frattura che avrebbe fatto sembrare piccole crepe sui muri di casa quelle subite dalla faglia di Sant’Andrea nel corso dei secoli.
Ma ora tutto è rientrato. Con ogni probabilità il gradevole tepore di marzo ha riscaldato i cuori della sinergia rossobianconera, raggelati da un inizio 2012 meteorologicamente iniquo. State tranquilli, possiamo tirare tutti un sospiro di sollievo, la polemica Milan-Juventus di sabato scorso e il rischio Armageddon tra i due club sono rientrati. Anche Ban Ki-Moon, informato della cosa, da Torino (dove ha tenuto a battesimo la nuova linea di occhiali per arbitri creata da Lapo, chiamata "Elkannokkiale"), ha espresso tutto il suo sollievo per il processo di pacificazione avvenuto. Menomale, ci stavamo tutti preoccupando in modo serio. Le grandi potenze del calcio, come sono state definite dagli amichevoli media (che così finalmente ci confermano che Milan e Juve hanno un certo peso nel mondo della palla, intesa a 360°), hanno fatto pace, "tutte e due a far qualcosa di importante, di unico e di grande". In un’atmosfera barocca e bucolica alla Barry Lyndon, lo scaltro giovane rampante Andrew "Andy" Lambs, nome che l’italianità ha brutalmente trasformato in un banale Andrea Agnelli (che pare voglia ricorrere presso l’Anagrafe sabauda), e il diabolico deus ex machina (quando glielo permettono) rossonero Surveyor Adrian, hanno amabilmente dialogato al telefono per sanare quello che sabato sera poteva preludere alla fine di un idillio decennale. Purtroppo non si conoscono i dettagli di tale contatto, ma possiamo provare a immaginarli: GAL-«Andy, pregotti accettare il mio perdono se il verbo fu teco sì aspro, amico caro», AGN-«Ma no Adrian, ti faccio obbligo ad accettare il mio, fuggii dall’arena gonfio di terrore e sconforto, ma fu l’amor a comandarmi». GAL-«Caro Andy, una brezza di Tagliavento certo non smorza il mio afflato amoroso per te. Non temere», AGN-«Oh grazie Adrian, ho mirato tale brezza scompigliarti i capel... ehm... il cappotto e ritrovo la forza del desìo che mi riconduce nel tuo caldo abbraccio. A presto. Clic». Sì, sicuramente sarà andata più o meno così.
A fine partita i riottosi Chiellini e Ambrosini ci hanno provato, va dato loro atto, a scatenare una piccola guerra dei Roses. Il mio conterraneo milanista al grido “Chi fa la spia non è figlio di Maria” rincorreva in modo scomposto e frenetico l’Alec Leamas bianconero dal naso adunco, che nel frattempo si faceva ispirare da Woody Allen per il più classico dei: prendi i soldi e scappa. Ma in fondo si notava, tutti gli screzi post gol-non-gol di Muntari (Sulley, fai sempre casino) di sabato sera non erano troppo convinti, Boban e Conte nel dopopartita hanno discusso di errori tecnici provando ad azzannarsi, ma si è visto subito che con i denti da latte è difficile ferirsi. Dopo ogni affondo verbale infatti, c’era subito un tentativo di mitigarne l’asprezza con parole dolci e soavi. Unica vera nota di rilievo dello pseudoalterco, la definitiva conferma che la composizione di periodi in lingua italiana dello spalatino-dalmata Boban è di gran lunga superiore rispetto a quello del tecnico juventino, pur salentino. Nel torneo Atp "Italian Language" Boban batte Conte 6-0 6-0.
Gli unici Spartacus della situazione sono stati la storica voce rossonera Carlo Pellegatti, che pare essere subito stato raddrizzato a dovere, e il direttore di Milan Channel Mauro Suma, che hanno avuto la tempra di uscire dal “cerchio della fiducia” per urlare la loro rabbia e dire: “Ma basta con questi qua”, come se i bianconeri in passato si fossero macchiati di chissà quali colpe. Dalle infuocate parole dei due paladini vocali rossoneri si percepiva nitidamente la voglia di liberarsi di un atavico fastidio gastro-intestinale, generato dalla fermentazione dello storico sodalizio sull’asse Milano-Torino.
Persino gli incontri hard sul campo, con Pirlo a sgomitare come un teenager in coda per il concerto di Vasco (Pirlo ha poi detto: “Sono cose che accadono in campo”, certo caro, accadono… solo se le fai), e lo struggente contatto fisico tra Philippe Mexes e Marco Borriello ha avuto un epilogo fleminghiano con il biondocrinito transalpino che, dopo aver tentato di frantumare la cassa toracica dell’avversario, ha fatto sapere “Scusa Marco, ho fatto un gesto stupido”. Monellaccio. Borriello (che peraltro trovo appropriato nei panni di Rhett Butler) pare ci sia rimasto molto male. Ma siamo sicuri che Philippe “…troverà un modo per riconquistarlo. Dopotutto, domani è un altro giorno".
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