L’ex nerazzurro riconosce le responsabilità del tecnico nel derby ma respinge il processo. Poi il focus sul dopo-Ausilio: “Ora tocca a Baccin"

Thuram

VIDEO / Thuram: "Dobbiamo capire i momenti della partita. Giocherei sempre 90 minuti"

Come di consueto, Daniele Adani, ex calciatore e ora opinionista, è intervenuto in diretta sul canale di Viva el Futbol.

L'ex difensore dell'Inter ha analizzato il momento dei nerazzurri e in particolare la sconfitta nel derby per 3-1 contro il Milan, nella sfida valida per il 10° turno di Serie A disputata sabato sera a San Siro.

"Le strade del cambiamento, del rimodellamento, delle nuove idee… Diceva il grande Luca Vialli che le 'idee invecchiano presto'. Questo si sa, ragazzi, che le idee invecchiano presto. Quindi probabilmente il rinnovamento di qualche dinamica di lavoro e di campo, a livello di stimoli e di motivazioni, lo devono fare tutti, soprattutto i manager. Gli allenatori in Inghilterra sono chiamati manager perché si occupano di un'area anche più vasta, cioè sono più coinvolti anche nelle cose extracampo. Quindi un grande manager deve saper toccare i tasti giusti".

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Hakan Calhanoglu
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La scelta del 3-5-1-1 e le conseguenze tattiche

"Allora, io sono d'accordo su tutto quello che avete detto. La cosa che mi è piaciuta è anche la chiamata, eventualmente nell'esigenza, nella necessità, nella precarietà, del 3-5-1-1 con Mkhitaryan. Cioè, mi piace molto. È una bella chiamata. È un compromesso tra la difficoltà data dall'esigenza, visti i problemi di Pio Esposito e Bonny, e la non forzatura di aver messo un 3-4-2, con Diouf in più e Spence che toglie il posto a Diouf. Cioè, quello ti cambia. Lo so che alla fine rimane molto di più il discorso dell'approccio, e lo tratterò anche io. Ma per una squadra che in campionato, pur sbagliando, va a memoria ed è riconosciuta e temuta per essere la più forte, se tu vari le rotazioni di gioco, il modo in cui andare a concludere, la pressione data dai due attaccanti che riconoscono i tempi, il baricentro che si alza e si abbassa in simultanea, mettendo più giocatori in posizioni differenti, nonostante siano giocatori che si allenano insieme, siano vincenti e siano di livello, perché questo abbiamo sempre detto, qualcosa ti toglie. Soprattutto quando poi la squadra avversaria ti aggredisce e ti fa pagare dazio subito. Poi non puoi sempre rientrare. E allora lì andiamo all'aspetto mentale. Quindi, prima un discorso tecnico-tattico, poi c'è un discorso mentale e poi c'è il discorso anche comunicativo".

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Le critiche a Chivu considerate eccessive

"Perché, in tutto questo, io ve lo dico, mi piace l'analisi, ci sta, ci andiamo dentro, però le critiche a Chivu sono eccessive. Cioè, le analisi anche su Chivu sono giuste, e vi dico perché. Perché le critiche a Chivu sono tante, molte volte anche da parte degli altri. Perché quando tu sei allenatore della squadra che ha vinto, da giovane ti sei già affermato, sei pronosticato a rivincere… Lo capisco. Ma troppe critiche, per me, dai tifosi interisti. Sono state troppe. Cioè, l'Inter prima di ieri aveva fatto la miglior partenza della sua storia, da quando è nata. Poi ieri l'analizziamo dura, giusta. Abbiamo già parlato a livello tecnico-tattico".

Dimarco
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La concorrenza in campionato e il lavoro mentale di Chivu

"La cosa che voglio dire è questa: è vero che scherza col fuoco. Attenzione, perché nessuno molla dietro. Ieri hanno vinto sei delle prime sette, perché ha perso l'Inter e le altre hanno tutte vinto. Allungano, vanno, credono. E quindi tu devi trovare la chiave per rinnovare idee e stimoli. E nelle idee e negli stimoli penso che però Chivu sia bravo, ragazzi. Io onestamente ve lo dico, poi ognuno ha la sua opinione. Ci sono stati dei rilievi dove Chivu si oppone a chi ritiene l'Inter perfetta, che non sono stati così eccessivi come glieli fanno riconoscere tutti. Cioè, è un allenatore che secondo me prepara, comprende il livello e mette in guardia. Questo nel sistema. Quello dove lo ritengo responsabile, e non c'è ombra di dubbio, è su come incide a livello mentale sulla squadra. Per me l'Inter, ripeto, quella partita è particolare, eh, perché c'è anche un aspetto mentale. Nelle ultime quaranta partite in Serie A, tre sconfitte col Milan. Nelle ultime quaranta l'Inter ha perso tre volte, solo col Milan. Ho visto la prima intervista che avete messo e sono contento, perché io non l'avevo sentita, perché non riesco ad ascoltare tanto le altre cose. Usa un termine che ho usato io ieri: la mancanza di umiltà. L'ha detto lui. Ha detto: "Dobbiamo ritrovare umiltà". Che deve far lui, che deve far lui".

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L'analisi del gol di Pulisic e degli errori difensivi

"Perché ragazzi, quando Pulisic, che è solo fuori dall'area, non era ancora arrivata… Non è ancora arrivata a Diego Moreira, Pulisic non è mai stato guardato da nessuno. E vi dico una roba che non è stata fatta notare. Bisseck fa così e poi però non ci va. Barella e lui a metà, Pulisic tra i centrali e Barella. Nessuno pensa alla preoccupazione, alla pericolosità. Ma anche Spence, che credo fosse in mezzo con Goncalo Ramos, che viene dopo a Pulisic. Spence, se quella palla passava, mica lo marcava, l'aveva perso. Anche Spence! Cioè, loro non si sono mai opposti, non si sono mai opposti. Hanno subito il blocco troppo facilmente su Rabiot, non l'hanno nemmeno sfiorato. Hanno in maniera leggera, chiaramente, concesso la punizione. E questa attenzione la deve dare l'allenatore".

Le differenze tra Chivu e Inzaghi nella gestione della squadra

"L'allenatore, ti spiego, rispetto alla gestione precedente, quella di Inzaghi, che era più monocorde, l'allenatore cambia, eh! L'allenatore li tira fuori, eh! Cioè, quante volte abbiamo detto che gli piace Zielinski? Calhanoglu lo toglie prima, Barella lo toglie. Cambia Però io ti dico che se tu fai una scelta, qualsiasi tipo di scelta, ripeto, quella ragazzi va valutata bene. È fatta per esigenza, perché sennò non diciamo il vero. È fatta per esigenza. Se tu però esci da una comfort zone dove tu hai le rotazioni, le pressioni, i baricentri riconosciuti, il palleggio, il dominio, tu cambi col Milan: tu devi essere connesso col fatto che i ragazzi in campo rispondano alle tue esigenze tecnico-tattiche, motivazionali e fisiche, perché la partita comincia già persa".

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Chivu è umile o presuntuoso? Il dibattito sulla sua personalità

"Perché confondono se uno è umile lo vedono… Cioè, o è umile e quindi non è determinato. Oppure, se è determinato, lo vedono presuntuoso. Se tu sei determinato, sei presuntuoso, sei arrogante. Non quelli che ti sbeffeggiano, ti pigliano per il culo, parlano d'altro. Quelli invece no, sono simpatici, capito? Non dicono loro che non sono umili, parlano d'altro, ma quelli sono simpatici perché fanno ridere tutti. Uno che è umile nel lavoro, però poi questo gli porta determinazione, perché si mette in discussione, passa per arrogante. Chivu gli ha sempre detto questo, eh! E invece per me Chivu è umile e determinato. Dal mio punto di vista è credibile".

Responsabilità di Chivu, ma critiche esagerate

"Però nella premessa c'era la parte d'analisi, e chiudiamo. Chivu è il primo, secondo me, che sa che in quella partita ci sono tante sue responsabilità".

il gol di bastoni nel derby
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L'Inter attuale è una creatura di Piero Ausilio

"L'Inter come la vediamo in questo modo, l'Inter come la vediamo in questo modo, è una creatura di Piero Ausilio, non di altri. Di Piero Ausilio, che ha scelto gli allenatori che si sono succeduti, che hanno vinto, hanno fatto gioco, hanno inserito nuovi giocatori che subito hanno risposto. E potrei citare, ma veramente, io posso passare da Acerbi, ma posso dirvi Thuram, cioè da Mkhitaryan. C'è anche gente arrivata, in più questi ragazzi, ecco perché si aggancia, che sono cresciuti insieme in un modo di riconoscere il calcio che è loro ed è unico. Ok? Questa è una creatura di Ausilio".

Il ruolo del direttore sportivo e la centralità di Ausilio

"Per aggiungere a quello che ha detto Antonio sul discorso del direttore sportivo, devo dire, sul discorso di chi si raffronta, chi parla, che riferimento… Perché ovviamente Ausilio, che tra l'altro viene dalle giovanili, è riferimento per tutte le aree. Ed è un collante. E poi viene visto sulla performance domenicale il risultato, perché se tu questi li metti insieme in un certo modo…".

Il retroscena sull'arrivo di Bonny all'Inter

"Dico solo una cosa: anche Bonny, mi ricordo bene io, chiaro. Mi ricordo benissimo una cosa: io ero da Fiori Chiari, dove vado spesso a mangiare. Mi ricordo l'anno prima, quindi non era ancora giugno 2025, luglio 2025, quando Bonny arriva all'Inter, perché il primo anno lo fa l'anno scorso. Era tipo, fai conto, febbraio, giù di lì. Io mi ricordo la call, perché me l'ha fatta vedere l'agente di Bonny. Lui, il calciatore, Ausilio, a febbraio, quando Bonny lo voleva il Napoli, che era già avanti su Bonny… Che Bonny è un gran giocatore per me, assolutamente. Bonny è un gran giocatore. Ha anticipato tutti Ausilio, anche in queste situazioni, perché si interessa, perché va riconosciuto quando uno lavora e ottiene in un certo modo. Ok? E tanto è vero che in una live, quando parlavamo di chi arrivava, ve l'ho detto tanti mesi prima. Mi ricordo che ho detto: "Ah no, l'Inter ha fatto Bonny". Ancora molto prima, molti mesi prima".

FC Internazionale Training Session And Press Conference - UEFA Champions League Final 2022/23
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Dario Baccin raccoglie l'eredità di Ausilio

"Ma perché voglio dire questo? Perché ora il posto di Ausilio è di Dario Baccin. Quindi aspettiamo anche di vedere come Dario si inserisce per prendere anche le mansioni, che sono mansioni delicate: fare il direttore sportivo all'Inter. Cioè, quindi vediamo. Perché Marotta non è quel genere, tu lo conosci meglio di noi, non ha quella professionalità e non ha quell'attitudine, cioè… Però manca perché adesso è stato scelto Baccin. Aspettiamo".

Adani e il paragone di Baccin con Manna e Giuntoli

"Perché lo dico? Prima, perché prima vanno visti al lavoro. E poi perché, ragazzi, scusatemi, eh, Manna? Se lo fa Manna, l'ha fatto Cristiano Giuntoli, io devo vedere anche Baccin. Cioè questi, capito il percorso anche… Manna al Napoli, Juve. Cristiano Giuntoli, Napoli, Juve. Tra un po' arriviamo a Giuntoli perché c'è una dichiarazione. No, voglio dirvi questo: quindi aspettiamo un attimo, perché sono d'accordo che è difficile sostituirlo, però l'incaricato a sostituirlo ce l'ha l'Inter, che è Baccin".

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