"Io potevo fare molto di più, ma a un certo punto Adriano non c'era più. Per essere un Imperatore dovevo essere prima Adriano, con la testa giusta, e in quel momento della mia vita non ero così. Pensavo troppo a quello che era successo a mio padre, non è una scusa, ma quello mi ha veramente rattristato. Ero stato capocannoniere della Copa America e della Confederations Cup, poi la morte di mio padre. All'inizio non me ne sono reso conto, andavo avanti, poi ha iniziato a farmi veramente male. In quel momento non pensavo al calcio, ai soldi, sapevo che non ero più io. Non volevo restare solo per guadagnare, volevo divertirmi in campo e in quel momento non era così. Sapevo che Moratti non voleva lasciarmi andare, voleva mandarmi in una clinica, ma non ho voluto. Dopo la convocazione in Nazionale ho chiamato Moratti e lui mi ha liberato per giocare nel San Paolo. Al mio ritorno all'Inter ho anche giocato belle partite, ma non era più la stessa cosa, non avevo allegria e voglia di dimostrare. Nel 2009 ho capito che dovevo tornare in Brasile per restarci. Dovevo mettere la testa a posto, sperando di sistemare le cose nella mia testa, non potevo fingere con i miei compagni. Non mi interessava più giocare, non era giusto neanche verso Moratti che mi ha aiutato tantissimo".
fcinter1908 news interviste Adriano: “Potevo vincere il Pallone d’Oro, non ero inferiore a Shevchenko. Chivu? Non pensavo che…”
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