L'ex nerazzurro ha parlato della finale di Champions League del 2010 in una diretta streaming e ha raccontato un curioso episodio con la polizia

Arnautovic

VIDEO / Tatuaggio nerazzurro dedicato ad Arnautovic, lui riposta e ringrazia

Nel corso di una diretta su Twitch con l'influencer tedesco 'Marli', Marko Arnautovic ha parlato della finale di Champions League del 2010 vinta con l'Inter. L'ex nerazzurro raccontato un curioso episodio con la polizia in cui ha rischiato di essere arrestato per due volte. "Abbiamo vinto la finale, siamo corsi tutti in campo a festeggiare e io cercavo una bandiera austriaca. Tutti avevano una bandiera, io invece non ce l’avevo più. Pensavo: “Voglio essere figo anch’io e correre con la bandiera”. A un certo punto vedo un tifoso dietro la porta e quelli sugli spalti iniziano a chiamarmi: “Dai Marco, vieni, sei lì dietro?”. E io, completamente fuori di testa, penso: “Va bene, adesso salto dentro tra i tifosi”. Salto in mezzo ai tifosi e poi voglio tornare in campo. Ma quelli pensano che io sia un tifoso. Arriva la polizia. No! Aspetta: mi buttano a terra, mi tengono fermo così, poi arriva il viceallenatore. Io non avevo più l’accredito addosso. Esatto, è andata proprio così".

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"Non ce l’avevo più al collo, credo di averlo buttato da qualche parte. Quindi pensavano che fossi un tifoso qualsiasi e volevano arrestarmi. Arriva il vice e dice: “No, no, è un giocatore”. Poi viene da me e mi dice: “Marco, non hai più l’accredito. Adesso resta in campo e vai nello spogliatoio”. Io: “Ok, va bene”. Continuo, vado nello spogliatoio, festeggiamo lì, poi vado verso il pullman. Pensavo di essere il primo ad arrivarci, ma in realtà Mario era già sul bus".

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IL PULLMAN

"Mi avvicino lentamente e vedo Mario seduto dentro, al telefono. Allora salto su e do una botta fortissima al finestrino per spaventarlo. Lui si prende un colpo. E all’improvviso arrivano sei poliziotti: “Stop, stop!”. Anche loro pensavano di nuovo che fossi un tifoso. Mi ritrovo ancora una volta a terra, torna il viceallenatore e mi dice: “Adesso sali sul pullman e non uscire più. Resti seduto lì e non fai più niente”.

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VAN GAAL

"Salgo sul bus. Poi però esco di nuovo e, con la mia testa completamente matta, questa storia non la conosce nessuno, vedo il pullman del Bayern Monaco. Salgo davanti sul loro bus e vado da Louis van Gaal. Io avevo 18-19 anni, ero un ragazzino che non capiva nulla, non mi conosceva nessuno, nessuno sapeva nemmeno che giocassi nell’Inter. Entro nel pullman e dico: “Hey, all the best, coach. Hey, good luck guys”. Io ero un perfetto sconosciuto. Te lo giuro, ogni volta che racconto questa storia la gente capisce quanto fossi fuori di testa, ma in senso positivo. Io sarei impazzito se fossi stato un giocatore del Bayern e uno sconosciuto fosse salito così sul nostro pullman. Immagina: sei lì sul bus e all’improvviso entro io in quel modo".

— Leggenda assoluta.

— Fratello.

— Aspetta un attimo: hai visto con i tuoi occhi quella scena tra Mourinho e Materazzi, quell’abbraccio?

— Sì, è stato molto emozionante.

— Fratello, quello è stato un momento totalmente folle.

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