Le parole della nuova capodelegazione della nazionale italiana al Corriere della Sera

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Ha creato non poche polemiche la scelta di nominare Diana Bianchedi come capodelegazione della nazionale italiana. Per il Coni, dove la Bianchedi è vicepresidente vicaria, il doppio ruolo sarebbe incompatibile per conflitto d’interessi. Intervistata dal Corriere della Sera, l'ex schermitrice italiana spiega come sono andate le cose.

"Con il presidente Buonfiglio mi ero già sentita, ma ero dall’altra parte del mondo... in Malesia, le comunicazioni su quelle imbarcazioni, nella giungla, sui fiumi non erano delle più facili. Appena atterrata in Italia, la prima persona che ho cercato di raggiungere è stata proprio Buonfiglio. Anche per il rispetto delle istituzioni. Il nostro rapporto è molto franco, fin dall’inizio, è lui che mi ha voluto come suo vicepresidente vicaria, e non era per niente scontato. Per me lui è un punto di riferimento, in questi mesi mi ha dato fiducia, ho ricevuto grande ascolto, mi ha affidato il Dipartimento Salute & Innovazione, stiamo lavorando sul progetto “Dual Career” (doppia carriera: sport e studio universitario): è mia intenzione parlargli con calma, succederà nei prossimi giorni, e spiegargli che quando si tirano in campo i valori della maglia azzurra e quindi della squadra io sono super allineata con lui".

IOC Announcement - Press Conference

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Getty Images

Allora, ribadiamo: perché quella presa di posizione da parte del Coni, così circostanziata e severa nei suoi confronti?

«Forse avrei usato un’altra immagine: senso di responsabilità, ciò che abbiamo preso in considerazione fin dalla prima telefonata. Né lui, né io, né il Coni, né il Cip, né quello che rappresentiamo, insomma nessuno aveva interpretato con leggerezza questo tema. Ci siamo presi qualche giorno per studiare meglio la situazione, per approfondire le caratteristiche e l’impegno di un simile ruolo. Uno dice “capo delegazione...”, ma andiamo a vedere dentro cosa prevede. Ed esamineremo punto per punto questo ruolo e come procedere».

Giovanni Malagò

Quindi non ci sarà un bivio: o vicepresidente vicaria del Coni o capo delegazione della Nazionale di calcio?

«Sono molto serena perché la priorità di tutti è il bene dello sport, però restando uniti: verificheremo con professionalità e senso di responsabilità, ne constateremo la compatibilità con il mio attuale incarico di vicepresidente vicaria del Coni e apporteremo le eventuali modifiche, se necessarie, perché tutto funzioni ».

È stata preceduta da Gigi Riva, Gianluca Vialli, Gigi Buffon, autentici monumenti.

«Sono simboli dello sport italiano, non solo del calcio. Facevano emergere la passione, davvero unica, per la maglia azzurra. Quando la indossi ti porti dietro una responsabilità che non va mai più via».

La crisi del calcio italiano è gravissima: basteranno Mancini ct e Ranieri dt?

«Non entro in valutazioni tecniche, non sono di mia competenza. Sono grandi nomi che faranno bene. Io penso che sia necessario scavare poco poco. La passione per il calcio italiano contagia tutti e ha una tale forza che aiuta ogni storia di rinascita. Bisogna ripartire dai calciatori italiani, far ritrovare loro amore e passione. Che c’è, esiste, lo si è visto in questi giorni e in queste serate di vittorie e medaglie europee: è una sfida, ma io ci credo, che sia calcio o altri sport»

Qui si parla di calcio: parte il campionato, come la mette, la milanese e soprattutto la milanista Bianchedi?

«Mi viene in mente la mia tesina di inglese di terza media: era su Franco Baresi, “he was born in Travagliato”. Quindi super rossonera. Ma io propongo: facciamo il tifo per i calciatori italiani, per gli azzurri e confidiamo che giochino di più nelle loro squadre».

(Corriere della Sera)

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