Sono tanti gli argomenti affrontati da Yann Bisseck nel corso di una lunga chiacchierata al podcast Football Finance

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INFORTUNI E LA SVOLTA

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"In generale non posso dire nulla di negativo sulle mie tappe in prestito: non sono mai stato trattato male. Subentrano semplicemente molti fattori decisivi: gli allenatori, i direttori sportivi, i compagni e, soprattutto, la salute. C'era sempre qualcosa in quelle esperienze che non funzionava a dovere. Bisogna ammettere che con gli infortuni ho avuto molta sfortuna: mi sono fratturato un dito del piede, ho subito vari stiramenti e credo di essermi lesionato tre volte il bicipite femorale, tutto nell'arco di due o tre anni. Non ho mai dubitato del mio talento, ma non ero nemmeno il tipo da fissarsi dicendo: "Devo per forza giocare in un top club o finire all'Inter". Non sono mai stato così: per me il calcio era semplicemente un divertimento".

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LA CHIAMATA DI NIELSEN ALL'AARHUS

"Ho avuto davvero fortuna. Certo, mi sono preso un rischio, perché all'inizio mi chiedevo: "Cosa vado a fare in Danimarca? È davvero ciò che voglio?". Poi però gli ho parlato: come giocatore, atleta o semplice persona, hai un fondamentale bisogno di sentirti desiderato, e lui mi ha trasmesso la sensazione che sarei potuto diventare importante. Suo figlio era un mio compagno di squadra e deve avermi fatto una buona pubblicità, e ci aveva visto giusto. Non è che abbia firmato con l'Aarhus pensando che il passo successivo sarebbe stato l'Inter, non lo ritenevo realistico. Non lo consideravo tale nemmeno dopo il mio secondo anno, che pure è stato ottimo".

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