Sono tanti gli argomenti affrontati da Yann Bisseck nel corso di una lunga chiacchierata al podcast Football Finance
VIDEO / Bisseck, che stile: treccine a domicilio mentre gioca...alla Playstation
IL TRASFERIMENTO ALL'INTER
VIDEO FCIN1908 / Bisseck: "Sono sulla strada giusta, voglio diventare un leader. Chivu carico"
IL TRASFERIMENTO ALL'INTER
"Ero molto concentrato su un possibile trasferimento in Bundesliga, l'Eintracht Francoforte era un'opzione concreta. Per me Danimarca e Germania rappresentavano il percorso più logico: Francoforte è un'ottima piazza, valorizza i giovani e vince titoli, e mi ero confrontato bene con la dirigenza. Anche mio padre mi diceva che era la scelta giusta e che bisognava procedere passo dopo passo. Ma quando chiama l'Inter, ascolti per forza. All'inizio pensavo alle solite voci di mercato; poi ho letto persino del Manchester City e ho riso: "Certo, vado dall'Aarhus al City!". Ti chiedi da dove nascano certe notizie e ci ridi su. I miei genitori mandavano gli articoli nella chat di gruppo e io rispondevo ironicamente: "Ah, ok, bello!".
"Poi però il mio agente mi fa: "City? Ma sei ubriaco?". Quando le cose con l'Inter si sono fatte serie, ho risposto: "Ok, fatemi parlare al telefono con i dirigenti dell'Inter e ci crederò". All'improvviso avevo davvero il direttore sportivo in chiamata e ho pensato: "Oh, ok!". Ci ho parlato e a quel punto bisognava capire se non fosse un salto troppo grande: passare dalla Danimarca all'Inter per una cifra contenuta, sapendo che nel calcio ci sono gerarchie precise e chi viene pagato 80 milioni viene trattato diversamente da chi arriva per 7 milioni".
"Mio padre temeva che potesse servirmi un anno intero per ambientarmi — cosa a cui io non credo affatto. Alla fine la decisione è stata mia, volevo fortemente fare questo passo. Mio padre disse: "È la tua vita, vedremo!". Ma alla fine dei conti ne è valsa decisamente la pena. Immagino di essere piaciuto: sono sempre me stesso e in una videochiamata non puoi mostrare come giochi, conta la personalità. Soprattutto quando entri da sconosciuto in uno spogliatoio di quel livello, serve carattere, altrimenti rischi di essere sopraffatto".
"Ti ricordi quando hai salutato Lautaro e gli altri? Il fatto è che non mi faccio troppi problemi: credo a prescindere nel buono delle persone e pensavo che mi avrebbero accolto a braccia aperte. E devo dire che all'Inter le grandi stelle sono state estremamente amichevoli fin dal primo giorno, senza alcun tipo di presunzione. Ti fai sentire subito a casa".
© RIPRODUZIONE RISERVATA