Lunga intervista concessa da Cristian Chivu, tecnico dell'Inter, ai microfoni di DAZN e di Andrea Marinozzi. Ecco le sue dichiarazioni

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TROPPA PRUDENZA IN SERIE A

Per me sì. Un po' di colpe le avete anche voi giornalisti perché usate luoghi comuni, parlate di organizzazione che conta, l'Italia è più conservativa e non accetta il caos, piacciono cose fatte con rigorosità, con la perfezione dei piccoli dettagli ed è giusto. Tanti altri paesi hanno imparato dall'Italia, come era il blocco basso, il catenaccio, le transizioni con intensità ma loro hanno aggiunto qualcosa in più. Il giusto mix è lasciarsi andare un po' di più, accettare il fatto che si può sbagliare, che si può perdere un duello, si parla di PSG-Bayern, dipende come la guardi.

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Per uno che è ossessionato dalla difesa e dagli errori dice che non si può giocare così, a chi piace il calcio del settore giovanile è un amante di quelle partite perché ci sono duelli, c'è il valore individuale, un difensore magari vince 8 duelli su 10 ma c'è il rischio che in quei 2 duelli persi puoi prendere gol. Ad un certo punto era 5-2 per il PSG, la capacità del Bayern di fregarsene del fatto di aver preso 5 gol hanno continuato allo stesso modo senza dire che l'allenatore ha fatto questo gioco e si è messo in difficoltà da soli, poteva stare sereni perdendo 3-2 pensando al ritorno, questo è la mentalità in Italia, rimango in partita e vediamo come succede. Invece loro hanno detto "abbiamo preso gol, andiamo a farne un altro".

Chivu dopo Lazio-Inter

Non è facile, subentra anche una cultura di un giocatore che ha anni anni alle spalle. Ho fatto il settore giovanile, per me un 3-3 valeva molto di più di 1-0 e l'ho sempre detto. Non sono qua a far vedere che la squadra deve avere la miglior difesa o il miglior attacco ma siamo qua per far crescere i giovani a livello individuale, dargli un futuro, dare mentalità vincente senza che ci sia un allenatore che dica cosa fare. Un'idea dell'allenatore che hai oggi può essere completamente diversa da quella del prossimo allenatore, un giocatore può andare in confusione.

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