Il giocatore dell'Inter ha parlato a DAZN raccontando come ha vissuto la convocazione con la Francia e come sta vivendo il suo nuovo ruolo nell'Inter

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VIDEO FCIN1908 / Chivu: "Una cosa non mi è piaciuta per niente. I giovani e Diouf..."

Un'intervista incentrata sul suo esordio con la Francia e sulla sua stagione con l'Inter iniziata con un ruolo inedito e la fiducia che Chivu gli ha dato sulla fascia destra, un ruolo inedito per lui. Come del resto il ruolo che gli ha affidato Zidane in Nazionale, terzino sinistro.

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Diouf alla conquista della Francia

- Se un anno fa, quando sei arrivato all'Inter, ti avessi detto che oggi saresti stato titolare in nerazzurro nel ruolo di esterno a tutta fascia e che saresti diventato un nazionale francese, ci avresti creduto?

No, onestamente non ci avrei creduto. Nel calcio le cose cambiano molto velocemente.

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-Sei stato convocato per la prima volta dalla Francia a settembre e sei entrato nella lista di Zidane. Qualcuno ti aveva contattato? Avevi ricevuto qualche segnale, qualche indiscrezione oppure non sapevi assolutamente nulla?

Avevamo la partita contro la Roma ed eravamo in aereo quando sono arrivate le convocazioni. Me lo hanno fatto vedere i compagni quando siamo atterrati. Mi ha fatto i complimenti. È stato bello scoprirlo in questo modo.

-Quali sono stati i primi scambi di battute con Zidane?

Innanzitutto, ero molto emozionato. Avere Zidane come allenatore è qualcosa di speciale. Per qualsiasi giocatore rappresenta qualcosa di importante. Le sue parole sono state semplici: era contento di vedermi lì e mi ha detto che adesso dovevo mostrare le mie qualità e farmi trovare pronto senza pressione.

-Hai detto che Zidane rappresenta qualcosa di importante. Tu sei nato nel 2003: non hai mai visto giocare Zidane?

No, non l'ho mai visto giocare in diretta, ma ovviamente abbiamo tutti youtube e abbiamo visto le partite.

-Fin dalla prima conferenza stampa Zidane ha detto: «Voglio utilizzarlo sulla fascia sinistra». Quando c'è stata la prima discussione di carattere tattico su questo sistema di gioco?

Molto presto. Durante il primo o il secondo allenamento mi ha detto che all'Inter vedeva cose positive da parte mia sulla fascia destra, ma che avrebbe voluto provare a vedermi sulla sinistra con la nazionale francese. È successo tutto molto rapidamente.

-Come è stato il tuo ambientamento nel gruppo? Dicevi che conoscevi già diversi giocatori...

Questo sicuramente aiuta. Ci sono tanti ragazzi della mia generazione e conosco già diversi giocatori. Ci alleniamo continuamente e ci sono anche ragazzi che avevo incontrato nelle selezioni giovanili e nell'Under 21 e nel Rennes. Anche questo aiuta.

-Chi sono i tuoi amici nella nazionale francese?

Ne ho tanti. Ci sono Camavinga, Désiré, Jérémy Jacquet, Manu Koné e tanti altri.

-Parliamo di un momento sicuramente particolare: il battesimo, il cosiddetto rito di iniziazione in Nazionale...

Sì! Tra l'altro il video non è ancora uscito. Peccato, perché sono stato bravo. Ho cantato Ninho, di Fendi. Non voglio dire di aver vinto ma sono stato bravo.

-Che bilancio trai da queste due partite disputate dalla Francia contro il Belgio?

È un'esperienza che ti permette di imparare cosa significhi giocare a livello internazionale. Il ritmo è più alto, bisogna essere sempre concentrati. Ne ricavo impressioni positive.

- Ti senti diverso da quando sei tornato a Milano dopo essere diventato un nazionale francese?

No. Naturalmente è uno status diverso e ti dà maggiore fiducia. Direi proprio che si tratta di una questione di fiducia: ti viene voglia di fare ancora di più, per conquistare un ruolo più importante nel club anche per continuare a essere convocato in nazionale.

-Quando ti abbiamo ritrovato nel ruolo di esterno a tutta fascia durante gli allenamenti, ne hai parlato con i tuoi amici e con la tua famiglia? Come hanno reagito?

Certamente, ne ho parlato con i miei amici e con le persone a me vicine. Anche loro erano sorpresi di vedermi iniziare a giocare e di ritrovarmi in quella posizione. Sono molto contento di poter esprimere le mie qualità in campo: è la cosa più importante.

-Quando eri al Lens hai concluso la stagione con 10 gol, giocando nei tre ruoli offensivi alle spalle dell'attaccante. Oggi invece ti ritroviamo come esterno di fascia. Avevi già giocato in questa posizione, magari anche nelle giovanili?

No, non avevo mai giocato sulla fascia. È vero, però, che ho giocato in diversi ruoli a centrocampo e ho giocato sia da mediano, che anche da attaccante al Lens. Non mi faccio troppi problemi, so di avere le qualità per giocare in fascia e provo a dimostrarlo ogni fine settimana.

La tua prima presenza da titolare nell'Inter è arrivata lo scorso dicembre, proprio nel ruolo di esterno a tutta fascia. Come avevi vissuto la settimana di allenamenti? Chivu ti aveva seguito in modo particolare e ti aveva dato dei consigli?

È vero che, trattandosi di una posizione nuova per me, l'allenatore mi aveva dato parecchi consigli e me li dà sempre.

All'epoca, come ti aveva spiegato la scelta di utilizzarti in un ruolo che non conoscevi?

Era il ruolo nel quale potevo avere spazio e la possibilità di esprimermi. Ricordo che avevo fatto un buon ingresso nel derby contro il Milan, proprio in quella posizione e questo mi ha dato fiducia. Avevo mostrato cose positive e quindi sono stato utilizzato sulla destra.

-Come hai gestito il fatto di ritrovarti esterno destro, pur essendo mancino?

A dire la verità, è anche un punto di forza, perché penso che per gli avversari sia difficile difendere contro un giocatore con queste caratteristiche. Giocare a destra da mancino mi offre parecchie soluzioni. Posso accentrarmi, dialogare con i compagni, calciare in porta, andare sul fondo e crossare. Cerco quindi di adattarmi e di mostrare le mie qualità.

-Per un mancino che gioca a destra potrebbe esserci una difficoltà...

In questa situazione, contro il Napoli, sono un po' più basso, quindi devo essere io ad aprirmi più velocemente per mettermi con il corpo rivolto verso il gioco. Quando invece mi trovo più in alto, penso che essere mancino rappresenti un vantaggio. È vero che in questa posizione può essere un po' più complicato, ma devo essere io a fare uno sforzo in più, leggere la situazione e venire incontro prima, così da avere più tempo a disposizione. Mi sento sempre più a mio agio in questa posizione perché è ormai da un po' di tempo che ci lavoro quotidianamente. Durante gli allenamenti mi ritrovo spesso in questa situazione e questo mi aiuta ad acquisire maggiori riferimenti. Quando abbiamo il pallone, mi ritrovo in una posizione simile a quella di un'ala ed è più facile affrontare gli uno contro uno essendo mancino sulla fascia destra.

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-Abbiamo parlato delle caratteristiche offensive e della possibilità di attaccare e magari segnare, ma hai anche altre soluzioni, come abbiamo visto contro l'Udinese, quando poi devi usare il piede destro... In questa occasione non ti ritrovi in una posizione particolarmente centrale, nella quale puoi accentrarti, ma piuttosto in quella di un vero esterno destro o di un terzino destro, con la possibilità di andare al cross. Quanto è facile per te ritrovarti in area di rigore in queste situazioni, considerando anche la necessità di dover utilizzare il piede destro?

Trovarsi nella posizione giusta per poi magari servire un assist e segnare. Quando resto più largo posso anche attaccare la profondità se ho spazio e diventare decisivo per la squadra

È vero che quando mi trovo più largo posso anche attaccare la profondità, se ho spazio, e diventare decisivo per la squadra.

-Per essere decisivo dipende anche dalla qualità degli attaccanti e dai movimenti che fanno. Pensiamo a Marcus e a Yoann, che si trovano proprio davanti a te... (spuntano dalla porta durante l'intervista.ndr)

Certamente, ma so che se metto la palla a punto giusto poi loro sapranno cosa fare.

-Bielsa diceva che bisognerebbe padroneggiare i tre ruoli a centrocampo per poter essere un centrocampista completo. Quali qualità hai sviluppato giocando da esterno destro all'Inter, considerando che sei un centrocampista di ruolo e che in nazionale francese hai giocato anche da terzino sinistro? Quali aspetti hai migliorato che oggi ti rendono forse un calciatore migliore rispetto a quando hai lasciato il Lens?

Ho migliorato tantissime cose. E considero tutto questo in maniera positiva. Penso che magari alcune cose che mi mancavano quando giocavo a centrocampo e sulle quali dovevo lavorare, oggi possa migliorarle proprio grazie a queste nuove posizioni. Prima ero un centrocampista più offensivo, un giocatore portato soprattutto ad attaccare. Avevo ancora ampi margini di miglioramento sotto l'aspetto difensivo. Ora giocando in posizioni difensive posso migliorare anche in questo. Con la palla posso mettere in mostra le mie qualità tecniche. Mi piace ad esempio creare occasioni quando gioco in fascia. A volte tocca a me inventare qualcosa. Mentre a centrocampo ho meno spazio per farlo.

dazn intervista ruolo diouf

-Sei felice di giocare in questo nuovo ruolo?

Certo, perché amo i calcio. Ho bisogno di stare in campo con i miei compagni e divertirmi. Per me il piacere è proprio stare in campo.

Sei arrivato all'Inter e hai fatto il tuo esordio con la maglia nerazzurra. I tuoi inizi non sono stati semplici. Hai lasciato la Francia, dove eri considerato uno dei giocatori più promettenti del campionato, per approdare in Serie A, dove hai vissuto i primi mesi piuttosto complicati. Come spieghi questa tua prima stagione e, in particolare, le difficoltà iniziali?

Semplicemente perché si tratta di una competizione diversa, di un campionato, di una cultura e di una lingua differenti. Ci sono tanti aspetti che magari non si vedono dall'esterno. Anche io sono arrivato in un periodo particolare, verso la fine del mercato. Non ho avuto modo di fare la preparazione estiva. Credo di aver firmato con l'Inter e, appena due giorni dopo, ero già in campo. Non avevo ancora i giusti riferimenti. Per questo le prime apparizioni sono state un po' complicate. Ma bisogna mantenere la calma, non perdere fiducia. Sono le cose più importanti.

I giocatori francesi, o comunque quelli provenienti dalla Ligue 1, quando lasciano il campionato francese per trasferirsi in Inghilterra, Germania, Spagna o Italia, scoprono una nuova cultura del lavoro, nella quale tutto diventa più difficile perché tutto è più esigente. È successo anche a te qui?

Sì, è vero, si tratta di un lavoro diverso. Ci sono cose che non ero necessariamente abituato a fare. Ma è positivo, diciamo, uscire dalla propria zona di comfort. Questo ci spinge ad andare oltre i nostri limiti.

Prima parlavi della lingua. Ormai parli italiano?

Sì, capisco l'italiano. Quando faccio le interviste, mi parlano in italiano. Per rispondere, però, ho bisogno di un po' più di tempo. A volte rispondo in inglese, altre in francese.

Hai avuto allenatori come Alexander Frei, Thierry Henry, Cristian Chivu e Zinedine Zidane. Avere allenatori che sono stati calciatori, e anche grandi campioni, con una carriera importante e presenze in Nazionale, cambia qualcosa? Hanno una legittimazione ulteriore all'interno di un gruppo di calciatori?

Certamente, certamente. Per me cambia molte cose. Come hai detto, ho avuto la fortuna di essere allenato da grandi giocatori, che hanno avuto carriere straordinarie. Credo che quando ci trasmettono dei messaggi, noi ascoltiamo sempre il nostro allenatore, ma quando lui stesso ha dimostrato determinate cose sul campo, quando ha fatto qualcosa che tutti hanno visto e che tutti rispettano, il messaggio forse arriva anche più facilmente. Faccio un esempio semplice: quando lavoriamo sulle conclusioni in allenamento e c'è Zidane, se può partecipare anche lui, è sicuramente qualcosa in più.

Hai mai segnato su un cross o un assist di Zidane?

Fa effetto vederlo all'opera.

Spiegami: cosa significa giocare a San Siro?

È incredibile, davvero incredibile. È vero che le prime partite richiedono un po' di tempo per abituarsi. Sembra tutto enorme. È tutto diverso. È così. Ogni volta che ho la possibilità di scendere in campo, cerco di godermi tutto al massimo. Perché giocare in queste condizioni è un sogno. Un sogno che avevo da bambino.

A proposito di San Siro, tra qualche giorno ci sarà il derby contro il Milan. È sicuramente una delle partite più attese in Italia e pure in Europa e la scorsa stagione li avete persi entrambi...

Sì, è vero, non ho ancora vinto un derby da quando sono arrivato a Milano. La cosa più importante è vincere. È una partita che rappresenta qualcosa di molto importante per i nostri tifosi. È importante per loro e noi ci teniamo a fare le cose per bene.

Che cosa possiamo augurarti?

Innanzitutto di avere la salute, poi di continuare a fare bene per raggiungere gli obiettivi, sia collettivi sia individuali.

(Fonte: DAZN)

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