L'ex presidente Figc si è espresso sulla questione Fifa e sul ritorno in Nazionale di Mancini

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Intervistato da Repubblica, l'ex presidente della Figc Gravina ha commentato l'operato di Infantino e la scelta di puntare su Mancini

Gravina, siete stati i primi a prendere una posizione netta contro questo progetto della Fifa.

«Un progetto di cui si è saputo dalla stampa internazionale, di cui la Fifa non aveva parlato con nessuno. Questo non è davvero accettabile. Il calcio non è solo business».

In che modo la Uefa può arginare questo progetto?

«L'Uefa ha capito che il problema è serio. Come reagirebbe il mondo del calcio se le federazioni europee decidessero di non aderire a un simile percorso?».

Gravina

Sembra evocare la possibilità di un boicottaggio dei Mondiali da parte delle squadre europee: è uno scenario plausibile?

«La cosa più importante è far capire esattamente il profilo normativo e gli aspetti morali di questa novità: dobbiamo costringere tutti a una riflessione profonda. Ci vedremo in queste ore, è stata convocata un'assemblea: ne parleremo».

Questa iniziativa non le ricorda il progetto Superlega?

«Molto. I soggetti finanziatori sono anche gli stessi, l'idea è la stessa ma su scala mondiale. È persino peggio, però: si sta vendendo il calcio. Ma il calcio non è un bene privato che puoi cedere al miglior offerente: come puoi vendere un bene che non è tuo? Non l'ha inventato Infantino, del gioco della palla scriveva già Ovidio».

Si parla di un business da oltre 20 miliardi di dollari.

«Grave è che si dica di fare questa operazione per dare più soldi alle federazioni, peraltro nell'anno delle elezioni della Fifa. Il calcio, le federazioni, più che dei soldi hanno bisogno di rispetto. Rispetto per le regole, per i tifosi, per gli atleti, per i dirigenti, rispetto per lo sport. Ai Mondiali abbiamo visto qualcosa di inaccettabile».

Pensa al caso Balogun.

«Mi riferisco a una serie di comportamenti. Le ingerenze della politica accettate da Infantino le ho denunciate da tempo: quella di Lotito, che ha raccontato in commissione cultura e sport al Senato, mai smentito, di aver condiviso con il presidente infantino un percorso per commissariare la Figc. Poi quella di Trump ai Mondiali. Ora scopriamo che si vuole vendere un pezzo della società che ha in mano il timone del calcio al fratello del genero del presidente degli Stati Uniti».

gravina
Getty Images

Sia Infantino che Trump, sono stati contestati rumorosamente il giorno della finale dei Mondiali.

«C'è una frattura con la gente. L'atteggiamento da Marchese del Grillo non è più accettabile: siamo custodi di un bene popolare, di una passione che va custodita e alimentata. Non si può più negoziare con la passione dei tifosi, che ora è mortificata dall'idea di chi studia con gli algoritmi come fare più soldi».

Il Mondiale però ha prodotto incassi fino a 14 miliardi di dollari.

«L'effetto di un sistema che prevede biglietti a prezzi record, per pochi o pochissimi. Ma così nel lungo periodo si uccidono i sogni, il sogno di farne parte, di viverlo. E si uccidono le favole. Il calcio non può essere solo business oriented».

A guidare l'Italia intanto è tornato Roberto Mancini, che la tradì a Ferragosto nel 2023 per andare ad allenare l'Arabia Saudita.

«Leggo molti falsi moralisti. Concentriamoci sull'obiettivo: se si ritiene che Mancini non sia capace, si dica quello, attacchiamolo per quello. Ma se si ritiene che sia l'uomo giusto per tornare a essere competitivi, il resto va superato. Dovrei essere l'ultimo a dire "va bene Mancini", ma si è scusato, si è sinceramente pentito. C'è stata una macchia, ma ogni macchia può essere lavata».

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