Alla Gazzetta dello Sport, l'ex giocatore racconta il suo calvario

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"Ho toccato il fondo, adesso sto risalendo. Mi sento meglio, inseguo la felicità. Racconto la mia esperienza ai più giovani così che possa aiutarli a non sbagliare". Esordisce così Fredy Guarin in un'intervista alla Gazzetta dello Sport. L'ex centrocampista dell'Inter racconta il suo calvario coinciso con i suoi anni a Milano.

"L’Inter mi è rimasta nel cuore, il mio sogno era tornare a San Siro e l’anno scorso l’ho realizzato. Anche i tifosi sono speciali. Dispiace non aver reso al massimo in nerazzurro. Sono sempre stato fedele, anche quando stavo per passare alla Juventus. Io non volevo andare via".

Guarin

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Sarebbe andato da Conte e poi chissà magari avrebbe trovato proprio Allegri in bianconero.

“Eh, sa, la vita è una sliding doors continua. So che Antonio mi voleva. Io alla fine sono rimasto all’Inter e va bene così. Avevo anche la possibilità di andare al Galatasaray da Mancini. Poi, in ogni caso, sono triste per come è andata a finire. Ho fallito tutti gli obiettivi, calcistici e personali. Ero completamente preso dall'alcol”.

Guarin e Palcio, Inter
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Già, l’alcol. È stato l’avversario più difficile mai affrontato?

“Eccome. Io già quando giocavo bevevo e per me non era un discorso di socialità, ma una vera e propria ossessione. Bevevo da solo, ovunque: a casa, al ristorante, dopo gli allenamenti e dopo le partite. Il calcio per me era una valvola di sfogo, solamente in campo riuscivo a staccare. Poi tornavo a casa e mi ubriacavo da solo. Ero entrato in un loop da cui non riuscivo a uscire”.

Nemmeno andando via da Milano la situazione è migliorata.

“I dirigenti dissero ai miei procuratori di portarmi lontano da Milano e dall’Italia: ero diventato ingestibile. Purtroppo, però, anche quando sono andato via non è cambiato niente. Ho toccato il fondo. Ho una frase tatuata, l'ho scritta io stesso: 'Ho paura della morte e del carcere' e, senza saperlo, vivevo in un carcere da condannato a morte. Ho rischiato più volte di togliermi la vita, ero fuori controllo. La depressione e l’alcol sono due mostri che ti trascinano all’inferno”.

(Gazzetta dello Sport)

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