Alessandro Mazzola, figlio di Sandro Mazzola, leggenda dell'Inter scomparsa ieri, ha condiviso un affettuoso e commosso ricordo del padre

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Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Alessandro Mazzola, figlio di Sandro Mazzola, leggenda dell'Inter scomparsa ieri, ha condiviso un affettuoso e commosso ricordo del padre. Ecco le sue parole:

Sandro Mazzola
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Sandro, come sono stati gli ultimi momenti?

Purtroppo eravamo preparati, anche se non puoi mai esserlo fino in fondo. Ero tornato a casa dopo aver dormito da mio padre per due notti. Nella serata di venerdì mi ha chiamato mia sorella: “Corri, corri”. Il tempo di arrivare e capire, la malattia era ormai alla fase conclusiva. Posso dire che non ha mai sofferto, si è spento dormendo».

Da quel momento che cosa è successo?

Un’invasione d’amore e di rispetto, perché era rispettato e non solo amato. Messaggi da tutto il mondo. L’affetto dei tifosi dell’Inter potevo immaginarlo, quello dei rivali acerrimi no. Perfino di Luciano Moggi, che non ho mai visto. A quel punto capisci che cosa ha rappresentato per tutti. Mi hanno emozionato le parole di Gianni Rivera: più che un rivale, è l’altra metà della mela. Loro sono Milano, ma anche l’Italia. Hanno sempre avuto bisogno l’uno dell’altro e si sono voluti bene».

E l’Inter, invece, che cos’era?

La vita, l’amore più grande, l’identità profonda. In queste ore abbiamo sentito nerazzurri di oggi e di ieri: Marotta, Ausilio, Bergomi, Ferri, Bedin, Altobelli e tanti altri legati alla sua storia. Adesso tiferà Inter anche da lassù, avrà visto Roma-Inter e avrà esultato con il suo Lautaro».

Quali gol si terrà sempre dentro?

Certe immagini le abbiamo viste e riviste insieme. Il famoso gol contro il Vasas, quando scartò tutti: raccontava che i compagni urlavano “Tira, tira”, ma lui non tirava mai. Poi quello in Nazionale contro la Svizzera: sei palleggi senza far cadere il pallone e oplà. Le due reti al Real sembrano facili, ma non lo sono: c’erano qualità e rapidità di un giocatore unico. Lo ha aiutato anche non aver avuto grossi infortuni in carriera, a differenza del suo campione preferito…».

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Chi era?

Per Ronaldo perdeva il senno. Tornava a casa dopo gli allenamenti e mi raccontava: “Oggi guardavo il Fenomeno e pensavo che avrebbe fatto quella finta lì. Invece ogni giorno se ne inventa una diversa, a una velocità impossibile”. Papà mi ha sempre ripetuto che è l’allenamento a fotografare davvero un giocatore, ma Ronaldo faceva le stesse cose anche in partita».

Su chi poggia oggi questa grande eredità interista?

Non serviva la doppietta di Roma per dire Lautaro. Lo ha conosciuto e apprezzato fino all’ultimo. Gli piaceva lo spirito e diceva: “Questo è un capitano vero”. Una delle ultime volte alla Pinetina gli chiese: “Ma tu come li tieni a bada i ragazzi?”, cioè i compagni. Lautaro rispose: “Se devo riprenderli, non mi faccio problemi”. Ecco, papà amava questo, il suo carattere. E poi Lautaro è semplice, umile, per questo un po’ Mazzola. Ma vorrei che tutto il calcio tornasse a essere proprio Mazzola, ma anche Rivera, Riva, Facchetti, Zoff…».

(Fonte: La Gazzetta dello Sport)

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