Michele La Francesca, noto avvocato, ha rilasciato un'intervista ai microfoni di FanPage: ecco le sue dichiarazioni sull'inchiesta legata al mondo arbitrale

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IL PRECEDENTE CALCIOPOLI

Il precedente di Calciopoli viene richiamato spesso. È un paragone giuridicamente corretto oppure le due vicende presentano differenze sostanziali?"Il paragone può essere fatto soltanto sotto un profilo generale, perché entrambe le vicende riguardano il delicato rapporto tra società sportive e settore arbitrale. Tuttavia, ogni caso deve essere valutato sulla base degli elementi concreti emersi. In Calciopoli il quadro probatorio era caratterizzato da una pluralità di rapporti diretti, contatti e condotte che, secondo le decisioni degli organi della giustizia ordinaria e sportiva, furono ritenuti idonei a condizionare il sistema delle designazioni arbitrali".

E invece in questo caso?"Nel caso oggi in esame, sulla base degli elementi finora conosciuti, il tema centrale riguarda invece la natura delle interlocuzioni con il designatore e la loro eventuale capacità di limitarne l’autonomia decisionale. Si tratta quindi di vicende che presentano un punto di contatto, ma che devono essere valutate separatamente alla luce dei rispettivi elementi probatori".

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Se non dovesse reggere la contestazione dell'articolo 30, potrebbero comunque entrare in gioco gli articoli 4 e 22 del Codice di Giustizia Sportiva?"Sì. È probabilmente il terreno sul quale potrebbe concentrarsi l’attenzione della Procura Federale. Tuttavia, anche sotto questo profilo sarà necessario dimostrare che le interlocuzioni abbiano oltrepassato il limite dei rapporti istituzionali e siano diventate disciplinarmente rilevanti".

L'articolo 22 vieta rapporti con il settore arbitrale finalizzati a ottenere vantaggi. Dove finisce una normale interlocuzione istituzionale e dove inizia una condotta disciplinarmente rilevante?"Non esiste un criterio puramente quantitativo. Occorre valutare contenuto, modalità e finalità delle interlocuzioni. Se si tratta di normali rapporti istituzionali, non vi è alcuna violazione. Diverso sarebbe il caso di pressioni o richieste dirette a influenzare le designazioni o comunque a ottenere indebiti vantaggi sportivi".

Se un arbitro viene successivamente escluso dalle gare di una determinata squadra, questo può essere considerato automaticamente un indice di condizionamento?"No. Non si può dedurre automaticamente un condizionamento solo perché, dopo determinati fatti, un arbitro non viene più designato per le gare di una squadra. Quella circostanza, da sola, non prova nulla. Anzi, nella prassi delle designazioni può accadere che un arbitro venga temporaneamente escluso dalle partite di una determinata società proprio per stemperare le polemiche, preservare la serenità dell'ambiente e tutelare lo stesso direttore di gara.

Inter Marotta Rocchi

Quindi, nulla che possa avere effettivamente rilievo anche per la giustizia sportiva?"Del resto, è un aspetto che mi sembra abbia trovato riscontro anche nella richiesta di archiviazione della Procura di Milano. Perché quella mancata designazione possa assumere rilevanza disciplinare occorrono ulteriori elementi concreti che dimostrino un effettivo collegamento tra le interlocuzioni e le successive scelte del designatore".

Dalle ricostruzioni emergono soprattutto conversazioni tra soggetti terzi, ma non dialoghi diretti tra esponenti dell’Inter e appartenenti al mondo arbitrale. È un dettaglio che può fare la differenza?"Sì, può essere un elemento estremamente significativo. La responsabilità disciplinare della società richiede comunque l’individuazione del soggetto cui attribuire la condotta. È vero che questa identificazione può avvenire anche attraverso elementi indiretti, ma servono riscontri concreti. Il semplice racconto riferito da terzi, se privo di ulteriori conferme, potrebbe non essere sufficiente".

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