"Per me l'obiettivo è sempre stato giocare e provare piacere nel farlo, perché so che la carriera di un calciatore è molto breve"

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LA MORTE DEL PADRE

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"Sentivo una responsabilità, ma nessuno mi ha mai messo pressione.
Mia madre, i membri della mia famiglia, mio zio, alcuni amici di mio padre… devo sottolineare che nessuno mi ha mai detto che ero obbligato a diventare un calciatore. Mi dicevano sempre: “Bravo, stai continuando quello che aveva iniziato tuo padre”. Ma non ho mai avuto la sensazione di avere un debito o di essere obbligato a diventare un calciatore professionista.M All'epoca il mio sogno era semplicemente giocare a calcio, perché amavo proprio il gioco. Non soltanto lo sport, ma il gioco del calcio. Quando scendevamo in cortile, tutto ruotava intorno al calcio e al pallone. Da bambino volevo giocare soltanto a questo gioco, perché il pallone era rotondo e tutti gli correvano dietro"

La scelta del Borussia Dortmund: "Quando dovevo trasferirmi dallo Shakhtar in un altro club avevo, sinceramente, tre offerte. La prima era del Borussia Dortmund, poi c'erano Liverpool e Tottenham. Ci furono i primi contatti con il Liverpool. Parlai persino con Brendan Rodgers. Ma poi il Liverpool non diede seguito alla trattativa. Rimasero quindi due possibilità: Tottenham e Borussia Dortmund. E siccome al Borussia Dortmund c'era un posto libero in quel ruolo, perché avevano venduto uno dei loro migliori giocatori, Mario Götze, ero più convinto che andando lì avrei avuto la possibilità di giocare di più. Per questo alla fine decisi di andare al Borussia Dortmund e non al Liverpool, che non aveva proseguito le trattative"

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