Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Sebastiano Esposito, ex attaccante dell'Inter oggi al Cagliari, ha rilasciato queste dichiarazioni
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Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Sebastiano Esposito, ex attaccante dell'Inter oggi al Cagliari, ha rilasciato queste dichiarazioni:
"Perché ho lasciato l'Inter per il Cagliari? Perché giocare conta più di tutto, quindi zero rimpianti. Pio è un orgoglio. Non farà mai gli errori che ho fatto io, ha capito cosa non deve sbagliare, è seguito, come noi, da un procuratore attento come Mario Giuffredi. E in campo ha una dote, oltre a essere forte in area: sa legare il gioco, pur essendo 1,95".
Che rapporto avete tra fratelli? Un legame pazzesco. Giocate tutti col numero 94.
Da due anni, una scelta fatta in nome del nostro quartiere, “Cicerone 94”. Ci siamo ritrovati per le vacanze a Castellammare. Abbiamo giocato nel campetto che abbiamo donato al quartiere. Sono venuti a trovarci anche Hernanes, il cantante Olly (sampdoriano) e Fabio De Paoli della Samp che per me è proprio un fratello. Ci siamo tatuati a vicenda».Ora c’è Cagliari.
L’ho voluta. Mi sto trovando bene. E’ una piazza calda, come piace a me con una tifoseria che nel nostro stadio ci spinge molto. C’è un popolo intero dietro. Il Cagliari è una Nazionale. Io non amo la comfort zone. Ricerco le sfide. E Cagliari, venendo dall’Inter, era la più difficile. C’è un gruppo sano che ha voglia di lavorare. Sarà tosta, perché arrivare è facile, confermarsi è difficile».Ha fatto sette gol, a un passo dal suo record di otto di Empoli in Serie A. Se le dico doppia cifra?
Non seguo le statistiche e non mi pongo obiettivi. E non sono neppure uno che cerca di segnare a ogni costo. Se devo dire una cosa che ho in testa e che voglio salvarmi»Chi voleva essere da bambino?
Francesco Totti. Che eleganza. Provavo a emularlo. Ho avuto modo di conoscerlo quando lui cominciò a fare qualcosa da procuratore. Non può immaginare l’emozione».Visto che è giovane ed è stato nelle Under, come i suoi fratelli, ha giocato all’estero e vive di calcio, può dirci dove sbagliamo e perché andiamo male?
Il Mondiale perso ha una componente di sfortuna. Ma per il resto, lo dico più da presidente di una società che fa settore giovanile: perché il risultato conta più della crescita».(Fonte: La Gazzetta dello Sport)
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