Tra le pagine dell'edizione odierna de La Gazzetta dello Sport, Stefano Agresti ha analizzato così la giornata di Serie A e i risultati di ieri
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Tra le pagine dell'edizione odierna de La Gazzetta dello Sport, Stefano Agresti ha analizzato così la giornata di Serie A e i risultati di ieri: "Juve e Milan non sono pronte per stare lassù. Hanno avuto un sussulto prima della pausa per le nazionali, hanno ottenuto una vittoria a testa che ha permesso loro di passare in serenità la sosta più lunga di sempre, ma i limiti (tecnici) sono riemersi non appena il campionato è ricominciato, così come sono sembrate di nuovo discutibili certe scelte (dei tecnici). Per dire: se Zhegrova è il trequartista bianconero più in forma, perché non gioca dall’inizio e dobbiamo aspettare il secondo tempo per vederlo dribblare, inventare, calciare in porta? E ancora: se Cisse è stato uno tra gli azzurrini più brillanti, e in rossonero è già stato decisivo, come può entrare solo al 78’? Spalletti e Amorim sembrano percorrere la stessa strada, virtuosa solo a sprazzi.
Stavolta a dividerli sono stati soltanto i loro discussi centravanti: la Juve (che è sembrata più viva del Milan) ha finalmente beneficiato del gol di Kolo Muani, mentre Gonçalo Ramos non riesce a trasferire in campionato i fluidi positivi che lo spingono nel Portogallo. Ma il risultato alla fine è lo stesso: uno a uno. Così il distacco dalla vetta torna ad allargarsi, e Cagliari e Sassuolo si godono un’altra giornata di meritata gioia. Non ci aspettavamo che la prima partita senza gol di questa Serie A fosse Como-Roma, dopo cinquantatré incontri di campionato nei quali non era apparso lo zero a zero. Ma Fabregas e Gasperini non hanno fatto finta di giocare accontentandosi del pareggio, anzi hanno cercato entrambi — ognuno a modo suo — il successo. Senza esagerare, però, e senza prendersi rischi eccessivi. Mettiamola così: hanno provato a vincere con rispetto dell’avversario. Così Cesc ha tenuto fuori Baturina e ha messo dentro Caqueret, mentre Gian Piero ha preferito Pellegrini a Soulé e Mora.
Le occasioni comunque ci sono state e, fino all’espulsione di Malen, la partita è stata bella benché senza gol; poi la Roma ha dovuto soprattutto tamponare. Detto tutto questo, resta il fatto che la squadra del giorno è la Lazio, al quinto successo in sei giornate, un percorso macchiato in modo parziale solo dal pareggio contro il Milan (dopo avere dominato il primo tempo). Certo, battere il Monza non è un’impresa memorabile, ma lo è — indiscutibilmente lo è — quanto stanno facendo Gattuso e i suoi calciatori dall’inizio del campionato. Chi avrebbe mai potuto immaginare che una squadra accompagnata dallo scetticismo e abbandonata dai tifosi, messa nelle mani di un allenatore che aveva appena fallito la qualificazione al Mondiale con l’Italia, indebolita dalla cessione di Gila e potenziata solo con prestiti e svincolati, riuscisse a competere così a lungo a questi livelli?
A Roma, soprattutto dopo l’eliminazione in Coppa Italia a opera del Mantova, nessuno osava guardare in alto e anzi molti consigliavano di scrutare in basso, temendo un coinvolgimento dei biancocelesti addirittura nella lotta per la retrocessione. Sbagliato. E allora, in questo momento entusiasmante per la Lazio, è opportuno sottolineare i meriti straordinari di Gattuso. Meriti tecnici, intendiamo. Rino passa per uno che lavora sul carattere, sul cuore, sul gruppo, ed è tutto vero, ma si fatica a riconoscergli valori calcistici importanti. Invece la sua squadra sa stare in campo, gioca spesso bene, ha le idee chiare e sfrutta al massimo le qualità di ogni giocatore. Gattuso, insomma, in questa sua avventura romana si sta dimostrando un allenatore più completo e moderno di come spesso viene rappresentato. Solo con il carattere non si tiene il passo dell’Inter: qui ci sono anche le idee. E domenica i biancocelesti affronteranno in trasferta la Juve — che giovedì giocherà a Vigo in Europa League — con cinque punti di vantaggio sui bianconeri".
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