Da tempo il ds rifletteva sull'addio e il segnale gli è arrivato forte e chiaro dalla proprietà che gli ha comunicato di avere progetti che non lo contemplavano

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"Piero Ausilio ha trascorso all’Inter più di metà dei suoi anni, ventotto su 54. Tanta gavetta, una crescita ben modulata, le stagioni indimenticabili con Moratti, le ultime dodici da responsabile dell’area tecnica. Ma da tempo rifletteva sull’opportunità del cambiamento: di offerte ne aveva ricevute, aveva però sempre privilegiato il suo club".

Ivan Zazzaroni, dalle colonne del Corriere dello Sport, in un suo editoriale, racconta l'addio dell'ormai ex ds del club nerazzurro.

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Il segnale che stava veramente per cambiare tutto gli è arrivato forte e chiaro quando gli è stato proposto un solo anno di contratto, spiega il giornalista. "Lì ha avuto la certezza che per lui i canditi erano finiti e che era giunto il momento di cambiare aria".

Piero Ausilio

"L’ultimo incontro, ieri mattina, durante il quale il fondo gli ha comunicato con estrema freddezza di avere progetti che non lo contemplavano, è stato il passaggio più amaro. Non c’è nulla di traumatico nella fine di un rapporto di lavoro così lungo e soddisfacente. In fondo (ops) si tratta di una conclusione fisiologica anche se quello tra Ausilio e l’Inter era molto più di un legame professionale. Eppure va ugualmente rimarcata e contestualizzata questa chiusura, perché il protagonista ricopriva un ruolo che nel calcio e non solo nel club nerazzurro sta verosimilmente esaurendosi, sopraffatto dalla proliferazione di intermediari, agenti senza scrupolo, organizzazioni internazionali e presidenti che inseguono il consenso e meriti che dovrebbero essere solo parzialmente riconducibili a loro", scrive ancora Zazzaroni.

Ausilio

"Ausilio, Sartori, Pradè, Paratici, Angelozzi, i giovani Manna, Ludi, Palmieri, D’Amico e pochi altri sono gli ultimi esponenti di una categoria che garantisce qualità, conoscenze e protezione al sistema. In dodici anni Ausilio, bravissimo nella fase della trattativa contrattuale, ha - come gli altri - commesso errori di valutazione, ma soprattutto negli ultimi anni è stato fondamentale nella costruzione di squadre che hanno vinto scudetti e coppe formando ottimi tecnici", dice ancora del ds.

E Zazzaroni spiega che c'è una cosa che lo stupito più di tutto: "Di questa storia mi ha sorpreso esclusivamente la tempistica: un dirigente esperto come Marotta ha autorizzato la separazione proprio all’inizio della nuova stagione, aggiungendo un elemento di difficoltà al lavoro del tecnico. Dario Baccin, promosso, ha collaborato a lungo con Ausilio, immagino che Beppe lo consideri all’altezza".

(Fonte: Corriere dello Sport)

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