Il tecnico rossoblù ammette di sentire il peso dei risultati, ma distingue le critiche dei tifosi dagli attacchi che arrivano dal mondo dei social

dimarco ferrari

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Daniele De Rossi non nasconde la pressione. I risultati contano, il Genoa per lui conta moltissimo e l’obiettivo è uno solo: fare punti e restare il più a lungo possibile sulla panchina rossoblù.

Ma quando il discorso si sposta sui mugugni e sulle critiche, il tecnico fa una distinzione piuttosto netta. Un conto sono i tifosi, un altro è ciò che ormai circola ogni giorno sui social.

De Rossi

De Rossi: «Non vivo questo momento tranquillamente»

Alla domanda sulla pressione di queste settimane, De Rossi risponde senza cercare scorciatoie:

«Non lo affronto tranquillamente, perché sarei un bugiardo a dirvi che lo affronto tranquillamente o che lo affronto scansonato. Il mio lavoro per me è importantissimo, il Genoa per me è importantissimo e quindi ci tengo a fare punti, a fare bene, a tenermi il Genoa, a rimanerci il più a lungo possibile».

De Rossi

I mugugni, però, lo preoccupano meno. Anche perché la sensazione che riceve quotidianamente dalla gente è diversa.

«Io vado in giro per strada e la gente mi dimostra affetto come quando l’anno scorso vincevamo quasi sempre. Allo stadio, al di là del dirmi “svegliati” o “cambia quello”, la gente non è che entra in campo e mi prende per i capelli».

De Rossi indica

«Uno compra cuffiette e webcam e diventa esperto di calcio»

È quando il discorso si allarga alla comunicazione di oggi che De Rossi alza decisamente i toni.

«Viviamo in un’epoca di comunicazione particolare e voi giornalisti veri siete le prime vittime. Uno si sveglia, si compra le cuffiette, si compra la webcam e diventa intenditore di calcio, esperto di calcio, usando un vocabolario imbarazzante. Tanti anni fa mi ricordo che un giornalista a Roma scrisse: “De Rossi, se gli dessero un cioccolatino per ogni passaggio sbagliato, farebbe concorrenza alla Perugina”. E questo era il massimo dell’offesa che un giornalista, che un comunicatore poteva darti».

Oggi, invece, secondo il tecnico il limite si è spostato molto più avanti:

«Adesso ti vomitano addosso, ti insultano, ti fanno passare per scemo».

«È un peccato per chi ama il calcio»

«Non so se sono youtuber, influencer... ed è un peccato per voi che fate questo lavoro in maniera seria, per chi ama il calcio, perché viene tutto imbruttito secondo me».

E il problema, aggiunge, vale anche al contrario. Bastano poche vittorie perché lo stesso meccanismo trasformi improvvisamente un allenatore nel migliore di tutti.

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