Tra i contributi del documentario di Netflix sul portoghese anche quello dell'ex presidente Moratti e dell'ex capitano Zanetti

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Si chiama 'Mourinho' la serie Netflix dedicata all'ex allenatore dell'Inter. E il suo nome basta e avanza, non c'è bisogno di sottotitoli. Perché quel cognome li porta tutti con sé. Come si porta dietro una storia piena di vittorie, di passione, antipatie attirate, amore accumulato dove José è passato ed ha lasciato un segno. Quando Abramovich lo mandò via dal Chelsea gli chiesero se fosse pronto per l'Italia. E lui rispose: "Sono pronto per qualunque lingua, per qualunque Paese. Spero solo di ricevere tanto amore". Era la premessa del suo sbarco a Milano.

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E lo ha portato a Milano un uomo, un presidente, l'ex presidente dell'Inter Massimo Moratti. Aveva un sogno. Vincere la Champions come aveva fatto il suo papà da proprietario nerazzurro e per realizzare quel sogno si affidò proprio a José. «Ero rimasto impressionato da lui - dice nel documentario di Netflix dedicato al portoghese proprio Moratti - il pubblico lo amava. Dovevo prenderlo assolutamente, perché è un fenomeno». Tre anni di contratto per lui e tanto amore. Un amore speciale, quello del popolo nerazzurro. E una famiglia in campo insieme a lui e in tribuna. Tutto quello che voleva.

«È fondamentale per un allenatore sentirsi protetto. Devi capire cosa sta facendo e deve sentirsi compreso", dice ancora Moratti che a Mourinho regalò Samuel Eto'o. Un giocatore che ha fatto la differenza fino alla conquista della CL. Poi l'addio:"L'arrivo del Real prima della finale di CL? Non avevo mai voluto parlarne con lui per non rompere l'incantesimo di una squadra che andava verso la vittoria e non volevo creare polemiche. Da noi aveva dato tutto il possibile, aveva dato il cento per cento di sé stesso per vincere, non potevo chiedergli altro», ha raccontato in occasione del documentario ancora Moratti.

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Il capitano della sua Inter era Javier Zanetti. E di lui l'argentino nel documentario di Netflix ha detto: «Non appena arrivò mi accorsi che era un allenatore diverso. Josè è stato fondamentale, ci ha convinto che potevamo vincere anche in Europa. Eravamo un gruppo unito e ognuno era pronto, ci facevamo trovare pronti. L'obiettivo Champions? Era la mia ultima chance. Moratti entrò nello spogliatoio e José gli disse: "Presidente, se acquistiamo cinque giocatori vinceremo la Champions. Non è stato facile ma abbiamo lavorato sodo perché quel sogno potesse realizzarsi».

«Con il Chelsea ci disse di non preoccuparci, che conosceva bene il Chelsea e se lo avessimo seguito li avremmo battuti. Contro il Barcellona Eto'o, parliamo di Eto'o, fece il difensore aggiunto davanti a me. Lo spirito di squadra prevalse, combattevamo l'uno per l'altro. In me Mourinho trovò qualcuno che sapeva avrebbe dato tutto. Per lui eravamo una famiglia, lui lo era per noi. Sapevamo che dopo la finale con il Bayern non sarebbe più stato il nostro allenatore, nessuno voleva parlarne, ma lo sapevamo. La vittoria della CL è stato il momento più emozionante di tutte le nostre carriere», ha concluso Javier.

(Fonte: Netflix)

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