Se l'inizio dell'avventura in giallorosso dell'attuale tecnico dell'Inter fu accompagnato da bei momenti, verso la fine il rapporto si incrinò
VIDEO / Chivu: "Mourinho è una persona speciale per me. Non scorderò mai che..."
Non si sono lasciati bene Cristian Chivu e la Roma. Se l'inizio dell'avventura in giallorosso fu accompagnato da bei momenti, verso la fine il rapporto si incrinò tanto che lo stesso tecnico dell'Inter ha ammesso di aver avuto bisogno di uno psicologo. "Nel periodo a Roma ho avuto bisogno dell’aiuto di uno psicologo. Venivo fischiato e vomitavo tutte le partite". Sabato Chivu torna all'Olimpico davanti a quei tifosi che non gli hanno mai perdonato le modalità d’uscita del 2007, quando salutò la Capitale per andarsene all’Inter. "I giallorossi l’avevano ricoperto di insulti durante la presentazione allo Stadio Flaminio. Chivu aveva 27 anni, scese in campo in silenzio e si sentì chiamare “zingaro”, “bastardo”, e “infame”, ma si allenò come se nulla fosse", ricorda la Gazzetta dello Sport.
IL POMO DELLA DISCORDIA
"Il pomo della discordia fu una dichiarazione su Fabio Capello rilasciata anni prima. Novembre 2005, post-partita di Roma-Strasburgo 1-1, seconda giornata della fase a gironi di Coppa Uefa. Chivu va a parlare a Sky e tende la mano al suo vecchio allenatore, già alla Juve da più di un anno: “Mi ha portato a Roma e lo ringrazierò sempre. Sarebbe un piacere tornare a lavorare con lui. Io sto qui, ho altri due anni e mezzo di contratto. Però nel calcio non si sa mai, mica decidiamo noi giocatori”. Lesa maestà al popolo giallorosso. Un paio di settimane dopo, al rientro da titolare dopo aver saltato una sfida con la Fiorentina, l’Olimpico lo fischiò dal primo all’ultimo minuto. Chivu ne uscì grazie a uno psicologo".IL DITO MEDIO
"Da avversario è sempre stato contestato in modo brusco. Quando giocava all’Olimpico contro i giallorossi arrivava con la scorta. Una situazione non facile, tant’è che il 5 maggio 2010, dopo aver vinto la Coppa Italia contro Totti e soci, mostrò il dito medio a tutto lo stadio con tanto di gesti volgari e plateali. Una sorta di "sfogo". Chivu fu deferito, ma al tempo stesso alzò le mani: “Potrei raccontare tante motivazioni per spiegare o per giustificare un gesto istintivo, ma quando si sbaglia si chiede scusa”. I romanisti l’avevano insultato e fischiato per tutta la partita. Sabato tornerà all'Olimpico da allenatore per la seconda volta e magari qualche fischio ci sarà, ma ormai è tutto passato. Persino quel gestaccio di cui s'è pentito".(Gazzetta dello Sport)
© RIPRODUZIONE RISERVATA