Numeri pesantissimi per Bisseck-Akanji-Bastoni: 12 tiri e 3 grandi occasioni concesse di media. Con le alternative, invece, cambia tutto
INTER SCONCERTANTE IN CAMPO E PREOCCUPANTE AL MICROFONO. BASTONI PESANTE COME LAUTARO
Non più un caso, ma un vero e proprio campanello d’allarme. La difesa rappresenta un problema per l’Inter di Cristian Chivu. Le tre reti subite nel derby contro il Milan si aggiungono alle 6 in due partite di Champions League, 13 su 10 allargando il discorso a tutto il campionato fin qui.
La Gazzetta dello Sport sentenzia: “Riassumendo in poche parole: l'Inter ha un problema in difesa. Che riflette un po' il tema generale dell'atteggiamento, dell'attenzione e dell'approccio di cui hanno parlato Chivu, Bastoni e Barella dopo il derby perso, ed ha cause e origini piuttosto precise”.
Se da una parte l’attacco ha totalizzato 31 gol in 13 partite, dall’altra la retroguardia “appare trasformata, meno sicura, più semplice da perforare” rispetto alla scorsa stagione.
Il problema della difesa dell’Inter
“Un problema di testa, tattico, che riguarda i singoli o di altra natura? In questo caso vale la "risposta democristiana": un mix di tutto questo. Un frullatone di ingredienti avariati che ha portato l'intero ambiente ad interrogarsi in maniera profonda sul perché Akanji e soci non stiano mantenendo lo stesso rendimento di qualche mese fa appena” aggiunge la Rosea.Un problema di testa
“Il problema dell'Inter - e il tema non vale soltanto per la retroguardia nerazzurra ma per tutta la squadra - sembra decisamente più psicologico che tecnico o tattico: il modulo è rimasto lo stesso della scorsa stagione, gli interpreti pure, le strategie anche”.La Gazzetta aggiunge:
“È difficile pensare che chi fino a pochi mesi fa aveva costruito il fortino dell'Inter oggi lavori per abbatterlo. La squadra di Chivu si è trasformata in una creatura che subisce tanto e concede ancora di più: con la difesa titolare in campo - ovvero Bisseck, Akanji e Bastoni -, la media dei gol incassati è schizzata sulle 2 a partita in 7 gare totali. E peggiori sono i dati relativi alle grandi occasioni avversarie (3 a sfida) e ai tiri concessi con il terzetto di titolari. L'Inter ne subisce in media 12 (!) a partita”.
Le alternative sono meglio dei titolari?
“Paradossalmente, i numeri migliorano in maniera netta quando in campo scendono i "non titolari", anche se (alcuni) molto impiegati, come Carlos Augusto, Stones o Pavard: la media realizzativa avversaria crolla da 2 a 0,83, gli expected goals a sfavore da 1,64 a 1,13, i tiri avversari da 12 a 10,8 e le grandi occasioni da 3 a 2,33. Tradotto, l'Inter fa meglio quando giocano le cosiddette seconde linee piuttosto che i titolari”.All’Inter manca ‘fame’
“Approcci alle partite troppo soft, disattenzioni, errori evitabili, una confidenza eccessiva che parte proprio dall'area nerazzurra. Alla vigilia del derby contro il Milan, Chivu aveva affermato di voler vedere "una squadra più provinciale", quindi più aggressiva, più feroce, più rabbiosa nel difendere e soprattutto nel recupero palla quando leggerezze di vario genere costringono a rincorrere. Di sicuro la componente infortuni (Stones, Spence, Pavard) ha avuto una sua piccola parte, ma non abbastanza forte da giustificare un livello di attenzione che sul piano generale è crollato rispetto al primo anno di Cristian Chivu alla guida dell'Inter. Il tecnico nerazzurro l'ha definito un problema di "fame", sempre dopo la sfida al Milan: "Non è semplice giocare ogni tre giorni, avere anche sempre la stessa fame dopo che si è vinto ma dobbiamo ritrovare determinazione e cattiveria, siamo consapevoli che delle volte ci specchiamo un po' nel passato, dobbiamo ritrovare un po' di fame e cattiveria quando certe cose si danno per scontate, bisogna trovare attenzione e consistenza””.Infortuni, addii e flop
“Se da una parte l'Inter in difesa ha mantenuto l'ossatura generale della scorsa stagione, dall'altra di molto sono cambiate le seconde linee. E l'apporto di quelle attuali, con Stones e Pavard da tempo infortunati e molto poco utilizzati anche prima dei guai fisici, è stato vicino allo zero: 397' in due spalmati su 13 partite. Un apporto profondamente diverso rispetto a quello garantito da Acerbi e De Vrij, i due addii in scadenza dell'estate scorsa: 26 presenze fra tutte le competizioni il primo, 17 il secondo. E se al calderone si aggiunge pure il rendimento nettamente al di sotto delle aspettative di Akanji, rientrato parecchio spremuto dal Mondiale vissuto da protagonista con la Svizzera, ecco il risultato”.La Rosea conclude: “Infortuni, uomini contati, poche alternative e le difficoltà psicologiche di una squadra che troppo spesso si specchia in maniera eccessiva ritrovandosi a rincorrere. Per ricostruire il fortino c'è bisogno di altro”.
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