Roma-Inter è stata la partita che ci si aspettava. Gol, spettacolo e risultato in bilico fino al 90esimo recupero compreso
VIDEO FCIN1908 / All'Olimpico finisce in parità: Inter ancora sotto di due gol, Lautaro riacchiappa la Roma
Roma-Inter è stata la partita che ci si aspettava. Gol, spettacolo e risultato in bilico fino al 90esimo recupero compreso. Dalle colonne de Il Messaggero, Andrea Sorrentino analizza la gara dell'Olimpico. "Se Roma-Inter era un esame scudetto (sì, lo era) la Roma ne esce rimandata ma con riserva, e con speranze: la creatura cresce e si farà, anche se ha le spalle strette e nel finale del partitazo arriva stremata, carponi per la fatica. L’emblema è Dybala l’arabescatore, che Gasperini lascia a cuocere fino alla fine con Soulé e Malen (Castro non deve proprio convincerlo, per ora), ma a malapena sta in piedi; mentre il mancato eroe assoluto, Koné, è uscito da un pezzo per consunzione, dopo aver spento Zielinski e segnato una doppietta mai vista".
"L’Olimpico racconta quello che già si sospettava su entrambe. La Roma regina dei primi tempi, magistrale per aggressività e ritmo, ma ancora con autonomia limitata, deve imparare a dosare le forze sui 90’; poi dopo l’intervallo ne combina sempre una, e prende gol. Ma la polpa delle grandi partite si acquatta nei dettagli e nei ghirigori del destino, e poco dopo l’Inter arpiona il pari con un guizzo da serpente a sonagli di Lautaro, ed è la quarta volta che salva la ghirba in rimonta: segno di eccessiva confidenza ma anche di risorse infinite, di panchina lunga e vero furore, ossia le qualità dei migliori: la Roma li aveva messi nell’angolo, ma ne sono usciti con classe, e rimangono quelli da battere".
"La Roma ha un’anima latina, lo dicono i suoi passaporti, e crescendo le sicurezze in se stessa va diventando bandoleira, ribalda fino alla presunzione, infatti prende gol per eccessi di sicurezza. È il suo difetto, che nasconde il maggior pregio: la qualità estrema del suo calcio, eguagliata da pochi. Peccato che manchino un attaccante e un centrocampista. Ma siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, e bisogna crederci".
(Il Messaggero)
© RIPRODUZIONE RISERVATA