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Moratti: “Triplete? A rischio colica. Il biglietto di Mancini, Ronaldo e la Pazza Inter…”

Alessandro De Felice

"L’Inter è più senso del dovere che in altri momenti. La sveglia del 6 maggio è la sveglia in cui dici “Va bene, è successo qualche cosa di inaspettato ma soprattutto di terribile, che succede all'ultimo minuto e che succede anche per colpa nostra per l'incapacità di affrontare l'ultimo ostacolo" e quindi mi sentivo sinceramente in dovere e in colpa nei confronti dei tifosi. La sicurezza della mia squadra mi aveva fatto arrabbiare perché erano convinti che la partita fosse facile. Poi mi ricordo il prima della partita fu tutto una cosa di festeggiamenti e pre festeggiamenti e la cosa non mi piaceva moltissimo.

Feci un gravissimo errore a non scendere negli spogliatoi tra il primo e il secondo tempo. Perché ero avvilito in una maniera incredibile. Nel secondo tempo, entrando, i giocatori avevano capito com’era la cosa ma lo stesso tenevano un atteggiamento come se fosse facile. Finì assolutamente al contrario, con la Lazio che senza fare cose eccezionali ci battè 4-2. A Roma non vedi bene il campo ma le panchine. Si vedeva un Ronaldo disperato e gli altri giocatori che consideravano quell’ostacolo insuperabile. Il secondo tempo è stato fatto con disperazione: dall’eccessiva sicurezza alla disperazione, entrambe sbagliate. È chiaro che la partita andava persa. Mi ha aiutato a essere non umile ma quasi, a capire che quella era una situazione in cui non avessi troppe difese, che dovevo solo e assolutamente chiedere scusi. Così ho fatto io e tutta la squadra. Poi quando tocchi il fondo c’è qualcosa che ti spinge e dici: “Va bene, da adesso in poi andrà certamente bene".

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