I nerazzurri saranno costretti a giocarsi la Champions ancora all'ultima giornata
E' come se la paura attorno all'ambiente Inter sia controllata da un semplice interruttore, rivolto verso il basso dopo la (sofferta) vittoria contro il Chievo, ma improvvisamente rialzato dopo la caduta del San Paolo senza colpo ferire. E' un po' questa l'immagine di tutta
Perché ad agosto, dopo il mercato e dopo il sorteggio del girone di Champions League, si chiedeva all'Inter una cosa semplice: non sfigurare in Europa, andare il più avanti possibile in Coppa Italia ed ottenere un piazzamento al terzo posto senza patemi e senza dover
E poi si arriva al campionato, il tasto più dolente: le griglie iniziali, gli addetti ai lavori, i tifosi, tutti consideravano l'Inter la terza forza del campionato grazie ad alcuni acquisti di livello, volti ad indebolire le dirette concorrenti e a rinforzarsi, anche a livello caratteriale. Ma è proprio questo il punto cardine della riflessione: non si parla di gioco, di piazzamento, di numeri e di dati. L'Inter non ha migliorato, a distanza di 365 giorni dalla partita che avrebbe potuto rappresentare la svolta definitiva, l'aspetto più importante: il carattere. La squadra nerazzurra non è riuscita a dimostrare una maturazione tale da riuscire, dopo aver recuperato il terzo posto dal Milan, a confermarlo e a proseguire a vele spiegate verso l'obiettivo principale, così da essere costretta a giocarsi la Champions League con tutti gli occhi addosso all'ultima giornata.
Perché un calo è ammissibile, fisiologico: nessuna squadra, a parte rare eccezioni, non ha un periodo di flessione durante la stagione. Ma l'Inter decide non solo di calare con l'arrivo dell'inverno, ma di permettere a fattori esterni di prendere il sopravvento e di condizionare il proprio cammino: Perisic prima, il caso Icardi poi, infine Conte. E' bastato tutto questo per
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