L'appeal di una partita di Coppa Italia, nel pieno di dicembre, con l'aria che frizza e le mani congelate, è ovviamente piuttosto contenuto. Ma non sottovalutate mai l'Inter. Se l'atmosfera è troppo piatta e normale i nerazzurri sono gli unici a riuscire a sovvertire una storia già scritta. Il finale, per fortuna, non ha subito variazioni. Ma gli eventi che si sono inseguiti ad un certo punto della partita contro il Verona, in maniera incredibile e rocambolesca, hanno scosso prepotentemente l'aria fredda e statica.
La prima preoccupazione di tutti era naturalmente la nebbia meneghina, che si era appoggiata poco sopra al campo di gioco. Con quell'aria di chi queste nebbie le ha vissute fin da piccolo, i tifosi più anziani avevano sentenziato che si sarebbe dissolta poco a poco. Così è stato. Certo, qualche scienziato rimasto a vagare fuori dallo stadio ha cercato di sostituirla con i lacrimogeni, ma alla fine il campo, la palla e i giocatori si vedevano.
Il ritmo della partita aumenta inesorabile quando entra in campo la furia di Guarin. Che sradica palloni per nulla vaganti, suggerisce, disegna punizioni che non perdonano. E' una questione di atteggiamento ancorata a scelte intelligenti, fatte quasi sempre in velocità. Se nel Palazzo accetteranno il ricorso dell'Inter togliendo la squalifica al nostro numero 14, la gara contro il Genoa potrebbe regalarci qualche sicurezza in più.
Poi succede l'impossibile. Castellazzi, che ha già sentito dolore ad una spalla fa cenno che ce la fa. Poi però in una parata impegnativa rovina al suolo dal dolore (una spalla che esce deve fare discretamente male). I cambi sono finiti. A questo punto qualcuno deve sacrificarsi e prendersi il ruolo scomodo. Lo fa Rodrigo. E lo fa con una serietà tale che lascia tutti ammaliati. Il Verona cerca di sfruttare l'inferiorità numerica dei nerazzurri (per una volta non dovuta al fischio di Rocchi) e si articola in alcune azione concitate. Il Trenza c'è. E anche se non è un portiere, para. Para anche bene, con un bel gesto. Metti in porta un Palacio e alla fine l'equazione cambia poco. La voglia di lottare è quella. Fino alla fine.
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