Intere serate con la testa piena di pensieri, riflessioni ingombranti che non lasciano spazio a nient'altro, soli con le proprie preoccupazioni. Seduti approssimativamente  su una scomoda poltrona alla quale siamo affezionati, con lo sguardo perso nella luce soffusa della camera e la mano che nervosamente affonda nei capelli. Tutto il resto è chiuso fuori.

È così che immaginiamo una persona posta di fronte ad una scelta di lavoro, d'amore o più in generale di vita. Perché la scelta è un processo cognitivo che monta dentro, mediato da preconcetti, impulsività e talvolta, da valori impliciti posti inconsapevolmente in ognuno di noi. 

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E una scelta è toccata farla anche a Longo e al suo procuratore. Quest'estate, quando l'Inter avrebbe volentieri girato il ragazzo al Livorno, convinta dal progetto tecnico degli amaranto, mentre loro, hanno puntato i piedi a terra ed insistito affinché la società nerazzurra assecondasse le loro volontà. Dopo un braccio di ferro durato settimane, l'Inter ha compiuto il classico passo indietro, accontentando entrambi. Quello che viene dopo, è storia recente che provvediamo a raccontarvi.

Samuele Longo sbarca in Veneto, si presenta a squadra e compagni il 20 Agosto, dopodiché sparisce dal campo. Una serie infinita di panchine, 14 consecutive per l'esattezza. In 14 gare di Campionato, l'attaccante italiano riesce a collezionare in campo solo 2 miseri minuti, due. Ma era veramente così fondamentale scegliere Il Veneto per la Toscana?

A proposito di Toscana, vi ricordate il sopra citato Livorno? Bene, lì nel frattempo, incassato il rifiuto di Longo, si mettono subito a lavoro per trovare il tanto bramato centravanti e il 28 agosto, Aldo Spinelli, annuncia di aver trovato l'accordo con il Siena per il prestito di Emeghara. Il nigeriano non fa storie e approda in amaranto. Subito convocato per Sassuolo-Livorno, realizza la sua personalissima doppietta, e a questa prestazione seguono diverse partite, per la precisione altre 12. Emeghara gioca praticamente sempre, scende in campo 9 volte da titolare e per 4 volte subentra dalla panchina, collezionando 813 minuti in campo, contro i 2 di Longo. Sta a vedere che l'Inter aveva ragione e che l'attaccante sarebbe servito molto più al Livorno che al Verona?

Ricordate il tizio descritto al principio dell'articolo? Quello che sospira, soffre e si agita per la scelta? Adesso chiediamoci: "In questo caso sarà accaduto lo stesso?" 

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