Non vede l'ora che questa stagione finisca. L'ha confessato qualche partita fa. Walter Mazzarri è stanco. Lo si intuisce dal tono quasi rassegnato che accompagna le sue analisi nei post partita. Da quell'ansia, che traspare, di arrivare a fine campionato e staccare la spina. L'Inter è impegnativa, non ci sono dubbi. Ma l'obiettivo in agenda non è stato ancora raggiunto. L'obiettivo che Erick Thohir continua a indicare come prioritario non è ancora una certezza. Difficile pensare alle vacanze, in questo momento.
Il derby è stata una vera delusione. L'atteggiamento in campo è stato una vera delusione. Una squadra che sembrava addormentata e che per tutta la partita si è mossa all'insegna del torpore. Quasi assente. Mai pericolosa. I nerazzurri hanno lasciato intuire quasi subito di non avere grosse pretese sul risultato e i rossoneri, giustamente, ne hanno approfittato. In uno dei derby più modesti che la storia del calcio meneghino ricordi l'Inter non ha peccato solo di gambe e qualità ma soprattutto di testa. La testa dove era esattamente?
Chi avesse atteso le parole di Mazzarri allo scopo di carpire una qualche giustificazione per quanto visto in campo sarà rimasto probabilmente deluso. Il tecnico è sembrato scoraggiato. E quel che più è grave, impotente. Incapace di intervenire su una situazione oggettivamente allarmante. Che i ragazzi abbiano giocato in questo modo perché sentivano la pressione è un alibi insostenibile. Quali ragazzi? I ragazzi del triplete? Gli eroi che ieri più che mai sono sembrati vulnerabili e stanchi? Il declino a volte è crudele. Per quanto uno tenti di nasconderlo ci sono momenti nei quali si ripresenta con un piglio quasi brutale. Inderogabile.
Mancano due partite. Poi si faranno le valutazioni del caso. Si cercherà di dare una risposta alle tante domande che insistenti si affollano. Walter Mazzarri è l'uomo giusto per rifondare questa Inter? E' la domanda che si fanno tanti tifosi. Discostarsi a fine partita da quanto osservato in campo non è sembrata una mossa corretta. Chi va in campo è responsabile del gioco, ma lo spirito battagliero lo deve infondere chi siede sulla panchina. Inventandosi un equilibrio. Creando un gruppo disposto a tutto pur di battersi per i suoi obiettivi. In campo contro il Milan abbiamo invece visto giocatori spenti e rassegnati. Il derby non è una partita qualunque. E' la partita dell'orgoglio, del cuore, degli attributi. Si può essere tecnicamente inferiori (e non era nemmeno questo il caso), ma non si può rinunciare a giocare. Tutto questo brucia e non poco. Non solo per la partita persa, ma anche in prospettiva per quello che potrà e dovrà succedere tra poco. La testa sembra già in vacanza. Ma il futuro è alle porte. Il futuro è adesso.
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