L'ultimo libro pubblicato da Gianfelice Facchetti, "Solo per la maglia", racconta il papà attraverso le sue maglie e quelle dei suoi avversari: una storia di calcio bellissima e intima
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Se ieri nel tardo pomeriggio di un martedì di ottobre ci siamo ritrovati in tantissimi nella pancia di San Siro, pronti ad ascoltare la storia e le storie di Giacinto Facchetti è perché il figlio Gianfelice e la moglie Giovanna hanno avuto cura di queste storie. L'ultimo libro di Gianfelice ("Solo per la maglia", edito da Rizzoli) parla proprio di questo. "Mio padre e le sue maglie. Un racconto di calcio, memoria e vita", recita il sottotitolo del viaggio calcistico che il figlio di Giacinto ha curato nei minimi particolari. A partire dalla copertina che si accarezza e che richiama il tessuto delle maglie, che troneggiano all'interno del volume. Ed è qui che ritorna il prezioso lavoro di Giovanna, che negli anni non solo ha raccolto e conservato le maglie dell'amato Giacinto ma le ha corredate di etichette che a loro volta raccontano una storia. Su quelle etichette troviamo le date, le partite, i risultati. Gli esordi. Tra le trame di quelle stoffe antiche e pesanti viene naturale rievocare le battaglie in campo, le vittorie, curiosità inedite e anche qualche delusione.
E a rievocarle ieri, per un pubblico numeroso e molto partecipe, sono stati Paolo Maggioni (scrittore, giornalista e conduttore di Dribbling) e Gianfelice Facchetti. A sostegno delle storie c'erano i piacevoli inframezzi musicali dei Slide Pistons. Momenti allegri e solenni, che hanno lasciato spazio anche alla commozione e al ricordo di chi, come Giacinto, ha fatto la storia dell'Inter e del calcio e non c'è più. Il lungo applauso per Sandro Mazzola ha riempito la sala con amore. Tra il pubblico era impossibile non notare Francesco Toldo, chiamato a salire sul palco e a ricordare - con parole bellissime nella loro semplicità - Giacinto Facchetti. "Nei momenti di difficoltà, era sempre lì presente. Era sempre pronto per una parola in più, per un consiglio. Era una persona saggia. Per me è stato una figura importante", ricorda Toldo.
E tra le curiosità raccontate da Gianfelice spuntano anche ricordi di gioventù inediti, come l'incidente in macchina del papà (proprio dopo essere stato convocato per la prima volta in Nazionale) dopo una serata in balera. Incidente che gli regalò qualche costola incrinata e qualche dente rotto. O ancora gli sberloni che le sorelle di Giacinto erano pronte a tirare a San Siro, a chiunque criticasse il fratello. Motivo questo, che spinse la moglie Giovanna a tenersi molto ben alla larga dalle tribune del Meazza. Di noi, in fondo, cosa resta, ci chiediamo ogni tanto. Penso, soprattutto, ciò che siamo stati per gli altri. Di Giacinto ci resta l'amore infrangibile e totale per la maglia dell'Inter e per quella della Nazionale. Il modo in cui interpretava il suo ruolo, che costrinse i difensori del suo tempo ad ammirarlo prima e imitarlo poi. Così moderno. Di Giacinto restano le sue maglie e quelle degli avversari incontrati sui mille campi calpestati negli anni. Resta l'amore, ancora così tangibile e capace di coinvolgere generazioni di tifosi molto distanti fra loro. L'incredibile magia di Giacinto è sempre quella: li riunisce tutti, in un grande abbraccio che per un momento allontana polemiche e contraddizioni. E infine restano le storie, delle quali dobbiamo ringraziare ancora una volta Gianfelice. E naturalmente Giovanna. Custodi delle trame più nascoste, che non hanno ancora smesso di emozionarci.
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