Il difensore elvetico ha parlato dell'arrivo di Stones, delle ambizioni dei nerazzurri e dello spogliatoio a pochi giorni dall'inizio ufficiale della stagione

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LA DIFESA DI CHIVU

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Che cosa ha imparato lei dalla scuola italiana della difesa e dallo stesso Chivu?

«Per me, difendere è... la cosa più bella del mondo. La parte più importante del mio gioco. Sia a me che a John piace costruire da dietro e avere il pallone tra i piedi ma, ovviamente, la priorità è la marcatura. In questi aspetti all’Inter abbiamo fatto davvero un ottimo lavoro difensivo, come squadra. Personalmente, mi piace giocare in più posizioni anche perché l’allenatore mi aiuta e dà una certa libertà. Direi che il mister di difensori ne capisce...».

Se lo ricorda Chivu quando faceva il suo mestiere?

«Sì, me lo ricordo per il caschetto, ma anche per l’eleganza e la forza nei duelli, sembrava quasi divertirsi negli scontri. Proprio l’altro giorno ho visto il docu Netflix su Mourinho e c’era anche lui: non parla, ma che tackle faceva su Messi nell’anno del Triplete! Tutto esaltante».

A proposito di difesa, mai come quest’anno, con Stones e Pavard, la concorrenza è aumentata.

«È proprio quello di cui abbiamo bisogno per competere non soltanto in Italia, ma anche in Champions. Abbiamo una difesa tostissima, tra le migliori, e una grande squadra: in ogni posizione ci sono almeno due ottimi giocatori. Ora bisogna inserire i nuovi nel sistema, ma la concorrenza in allenamento sarà alta e questo migliora tutti».

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