Franco Ordine, giornalista, si è soffermato sull'inchiesta legata al mondo arbitrale, archiviata dalla giustizia ordinaria

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Intervistato da Il Tempo, Franco Ordine, giornalista, si è soffermato sull'inchiesta legata al mondo arbitrale, archiviata dalla giustizia ordinaria e degradata a "mera illazione". Queste le sue dichiarazioni partendo dagli arbitri di oggi: «Devo dire che abbiamo avuto un periodo di crisi legato al ricambio generazionale, ma ora la cifra tecnica è migliorata e direi che possiamo considerarla buona. Secondo me, ad esempio, Guida, Doveri e Mariani, offrono delle garanzie».

Qual è la sua opinione sull’inchiesta ribattezzata «Arbitropoli»?«Dividiamo in due capitoli Arbitropoli: l’indagine penale e l’indagine sportiva. L’indagine penale nasce e si chiude con qualche caratteristica molto particolare, soprattutto due. Prima: c’è l’interruzione dell’autorizzazione a procedere del Gip nei confronti di Ascione e poi, con il cambio del Gip, le intercettazioni riprendono. Seconda: le notizie di agenzia riferite alla chiusura dell’indagine e alla richiesta di archiviazione hanno sempre parlato di forti contrasti tra la Procura e il Pm Ascione, questiperò non confermati dal decreto firmato a quattro mani da Paolo Ielo e Maurizio Ascione. L’indagine sportiva si apre con l’inchiesta sulla base del materiale che è arrivato dalla Procura di Milano sul tavolo di Chiné, ne capiremo gli sviluppi. Le intercettazioni hanno dimostrato due fatti inoppugnabili. Il primo che c’erano solo intercettazioni legate a designazioni e partite dell’Inter. A sentire invece il designatore Rocchi, era una prassi consolidata realizzata da tutte le società. Il filone delle intercettazioni smonta però questa tesi perché, ripeto, ci sono solo e soltanto quelle riferite a partite dell’Inter. Il secondo, che le intercettazioni rivelano un intreccio molto discutibile tra esponenti delle istituzioni, definiti tifosi interisti dallo stesso Rocchi, e il designatore».

Ordine arbitri

Rocchi

In questi giorni Luciano Moggi ha detto chiaramente che nel 2006 la Juventus subì un trattamento ben diverso.«Non voglio entrare nel merito delle sue dichiarazioni, la vera grande differenza tra oggi e il 2006 è il clima mediatico che è clamorosamente cambiato. Nel senso che non c’è stata l’attenzione nei confronti di questo filone d’indagine come ci fu nel 2006. Sin dalle prime intercettazioni, svelate dal Corriere della Sera, si è vista una forte propensione di alcuni esponenti dei media molto garantista. Non essendoci interesse a pubblicare, è venuto meno anche l’interesse del pubblico».

Come si chiuderà questa vicenda?«Intanto, credo con tempi biblici. Se ne riparlerà durante il campionato, quando lo stesso avrà tutti i riflettori accesi sulle partite».

Marotta e Rocchi

Che impressione le lascia questa indagine?«Mi lascia la grande sensazione che alcuni di noi, dei media, hanno fatto bene nei mesi passati il loro mestiere. Alla luce delle intercettazioni, quelle che venivano definite favole si sono dimostrate crude realtà».

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