L'ex difensore e capitano nerazzurro analizza le difficoltà della formazione di Chivu

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VIDEO FCIN1908 / Bergomi: "Inter è questa, non cambierà molto! Andrebbe preso..."

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Giuseppe Bergomi, ex difensore e capitano dell'Inter, nel corso di un'intervista concessa a La Gazzetta dello Sport ha analizzato le difficoltà mostrate dai nerazzurri e dalle formazioni italiane in Champions League: "Come si può pensare che un nostro club possa vincere la Champions? Bisogna calmare le aspettative generali. Nel calcio europeo tutte le squadre hanno minimo due, tre o quattro giocatori veloci, da uno contro uno. E noi no. Quindi dobbiamo sempre trovare altre vie, altri modi, per provare ad andare il più avanti possibile".

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Ad esempio?

"Attraverso il gioco. E l'Inter in questi anni è sempre stata molto brava a sopperire a determinate mancanze proprio attraverso il gioco e l'equilibrio. Ora Chivu vuole alzare la linea di pressione per avere una squadra sempre più alta, così però ti esponi tanto e perdi quell'equilibrio di cui parlavo prima. La partita contro il Bruges ancora non l'ho rivista tutta, martedì ero a Villareal, ma questo è il mio pensiero dopo aver visto highlights e gol ed è una considerazione generale che ho da tempo sul livello europeo".

Concentrandoci solo sull'Inter: dove si colloca nel panorama di questa Champions e dove deve arrivare?

"Deve abbassare le aspettative in Europa, altrimenti gioca sempre con l'ansia. Ha un'età media alta, mentre le altre europee sono mediamente più giovani, corrono tanto e ti vengono a prendere alte, senza paura. È un altro calcio rispetto a quello che si fa nel nostro campionato".

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Quindi dice che servirebbe cambiare l'approccio? Perché l'Inter anche in Serie A non ha preso pochi gol fin qui ma è lo stesso prima in classifica perché è sempre riuscita a farne di più dell'avversaria, salvo contro la Roma.

"L'ha detto anche Chivu dopo il Bruges: se in Europa vai sotto non recuperi. Ed è vero. È un livello diverso. Quando l'Inter è riuscita a fare cose buone in Champions non ce l'ha fatta perché era la più forte ma perché è sempre stata la più brava sotto altri aspetti: il gioco e l'equilibrio. E non penso sia nemmeno corretto dire che in Italia "è troppo più forte delle altre", perché come livello siamo lì con il Como, la Roma, il Milan, la Juventus. È sottile la differenza. Poi, certo, è prima, bella, attenta, concentrata. Ma non c'è tutta questa differenza con altre squadre. Tornando all'Europa, lì il livello si alza, diventa tutto più dinamico e qualsiasi errore lo paghi".

Akanji anche martedì è stato il meno brillante della linea a tre, come mai non sembra più quello della passata stagione?

"Non mi piace parlare dei singoli. Il punto è che l'Inter ha perso due marcatori che non sono stati sostituiti: Acerbi e De Vrij che appunto erano gli unici due marcatori uomo su uomo. In estate ha preso Stones, ma l'inglese non è quel tipo di giocatore. Quindi, tendenzialmente, è una difesa che deve lavorare e difendere a campo aperto. È brava nelle letture ma la devi proteggere. Non è questione di Akanji, Bastoni, Bisseck… Sono tutti buoni giocatori, tutti nazionali, ma difendere a campo aperto è difficile per chiunque. E torno al fatto che si deve trovare equilibrio, cosa che sta cercando di fare Cristian nel tentativo di proporre un calcio più propositivo e più offensivo".

Però in questo discorso inevitabilmente si inseriscono Martinez e alcune sue uscite molto avventate che hanno di fatto regalato dei gol. Come si spiega questa spirale negativa in cui periodicamente lo spagnolo cade?

"In realtà la domanda è un'altra e dovrebbe essere posta a Chivu e al preparatore dei portieri: che richieste avete per lui? Deve stare molto alto perché la linea difensiva sta su e quindi lui deve uscire e rischiare oppure quegli interventi sono una sua iniziativa? Gli errori, gli stessi che l'hanno scorso fece anche Sommer, li vedono tutti ma è difficile dare un giudizio, anche perché questi non devono far dimenticare le cose buone. Proprio contro il Bruges è stato lui che ha fatto ripartire l'azione che ha portato al gol dell'1-1. E altre volte ha fatto parate straordinarie. Quindi difenderò sempre Pepo. Per me è un buon portiere".

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Anche Chivu l'ha sempre difeso: c'è anche un suo lavoro psicologico per evitare che il portiere si faccia condizionare dalle critiche esterne?

"Penso che i ragazzi sappiano tutto quello che succede fuori. Comunque Chivu è speciale da questo punto di vista perché ha sempre protetto il suo portiere e continuerà sempre a farlo. Un errore non può cambiare tutto".

Ci si aspettava qualche rotazione in più in porta invece ha giocato sempre lo spagnolo e Provedel deve ancora esordire: questa fiducia sempre rinnovata lo aiuterà?

"Il momento di Provedel arriverà, magari già sabato perché si gioca tanto, ma non mi sento di darlo per certo. Comunque Martinez è e resta un buon portiere. È un nazionale spagnolo. Qualche errore l'ha commesso ma ricordo l'anno scorso la "guerra" a Sommer e ora sento e leggo "forse era meglio lui". Non c'è mai equilibrio nei giudizi, per questo continuo anche io a difendere Martinez".

Ma adesso l'Inter come deve guardare alla Champions League?

"Come una squadra che ha l'obiettivo di arrivare intanto ai playoff e fare quegli 11 o 12 punti necessari. Non dovranno farsi prendere dall'apprensione di dover arrivare tra le prime otto. Quello è un traguardo molto difficile, e lo è per tutte le nostre".

Ora ritorna il campionato e poi arriverà un'altra notte europea: come si volta pagina?

"Chivu dovrà fare le sue rotazioni col Bologna, poi con lo Shakhtar, poi ancora con la Fiorentina... È una squadra costretta a giocare col 3-5-2 e deve continuare così. Alla prossima di Champions bisognerà vincere e farlo con equilibrio. A questo punto gli avversari sanno che l'Inter è praticamente obbligata a prendere i tre punti. Servirà una partita di grande intelligenza. Non si può più sbagliare".

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