Le parole dell'ex nerazzurro sull'Inter di Chivu e sul momento della squadra
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Intervistato da La Gazzetta dello Sport, l'ex centrocampista dell'Inter Nicola Berti ha parlato della sfida di oggi tra i nerazzurri e la Fiorentina e anche del momento della squadra di Chivu: «L’Inter la vedo benissimo. Arriva da un successo fondamentale perché ci ha permesso di recuperare mentalmente Martinez».
Partiamo da qui allora.
«Pepo martedì ha fatto tre parate straordinarie dopo le cavolate con Real e Bruges. Ora sembra che gli spetti un po’ di panchina ed è giusto, così torna riposato e carico per il derby».
Restando su quella partita, ci è rimasto male per l’espulsione di Bastoni?
«È stato provocato e purtroppo ci è cascato. È una bellissima persona. Quell’episodio mi ha ricordato una cosa simile successa a me in un derby: faccio un tunnel a Costacurta sotto la Nord e poi Baresi mi tira la palla in faccia. Doveva essere ammonito lui ma niente, allora mi sono incavolato e alla fine il giallo l’ho preso io. Poi mi sono detto: “Ora a questi gli segno”. E ho fatto gol».
Insomma si “vendicò” subito. anche Bastoni avrà già dimenticato tutto?
«Ma certo. Queste cose bisogna eliminarle in un secondo».
Restando sui singoli: un commento su Carlos Augusto?
«È un genio. E adesso per l’Inter è il top».
Da chi si aspetta una grande partita ?
«Diouf, che in questo momento mi piace moltissimo».
E l’attacco senza Lautaro non la preoccupa.
«No, affatto».
Senza l’argentino la fascia da capitano la indossa Barella.
«Il mio mito assoluto. È un capitano vero, io lo adoro. Quando è arrivato all’Inter era sempre un po’ nervosetto ma poi è diventato il comandante che vediamo oggi. Chi lo critica non si rende conto delle partite che fa, dei chilometri che percorre. Gli manca solo qualche gol importante».
Come andò il suo trasferimento all’Inter?
«Mi fecero passare per un mercenario. E io non lo sono per niente. Mi avevano venduto al Napoli, ma c’erano anche altre squadre come il Milan, la Juve. Poi è arrivata l’Inter e io, con una mamma interista, non potevo dire di no. Poi era un progetto in costruzione, questa cosa mi piaceva e infatti sono diventato uno dei protagonisti dello scudetto dei record dell’89. Però quando sono tornato per la prima volta a Firenze da avversario, mi sono tremate le gambe come non mi era mai accaduto in carriera».
Come mai?
«Tutto lo stadio era contro di me. I tifosi ma anche i miei ex compagni, che erano miei amici fino a qualche mese prima. Una roba folle. Ed era iniziato tutto prima di entrare allo stadio. Il pullman a quei tempi si fermava fuori e anche dei signori al bar davanti all’entrata mi lanciarono contro delle monetine. Ma alla fine la sa una cosa? Io sono fiero di quello che è successo perché voleva dire che contavo qualcosa».
Torniamo all’Inter-Fiorentina di oggi: l’approccio sarà fondamentale. Come si spiega certe partenze in campionato tutte in salita?
«Chivu deve sistemare la fase difensiva. I gol presi sono troppi ed è l’unica nota negativa di questo inizio di stagione. Poi i nuovi devono ancora entrare bene in squadra, ma mi piacciono tutti. Ora soprattutto Spence che è l’unico inglese a disposizione. È un bel cavallone pazzo ma bisogna posizionarlo bene. Però l’Inter è sempre lassù e questa Lazio impazzita non so quanto durerà. Mi preoccupa di più la Roma che gioca bene».
Tra Fiorentina e Venezia, l’Inter può pensare a una mini-fuga?
«Certo. Deve».
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