Le parole dell'ormai ex difensore nerazzurro sulla fine dell'esperienza con l'Inter

Screenshot 2026-07-23 alle 11.52.32

VIDEO FCIN1908 / Inter, finezza di Barella: rabona per servire Pio Esposito

INTER

Come è stato arrivare all’Inter dopo essere cresciuto nel Milan?

«In qualche modo, il coronamento di un percorso di vita. Devo tantissimo al settore giovanile del Milan, che è stata una scuola di vita. Poi al Torino, dove sono esploso e ho capito chi ero davvero, e allo United, che mi ha portato a un altro livello. Ma arrivare nella squadra per cui ho sempre tifato è stato speciale. Forse esserci riuscito già in età matura mi ha permesso di dare ancora di più, di mettere tutto me stesso in quello che facevo. È stata una seconda giovinezza calcistica, costruita con lavoro, sacrifici e impegno».

Cosa pensa di aver portato all’Inter?

«Semplicemente il mio essere Matteo. E così vorrei essere ricordato dai tifosi, come un ragazzo e un giocatore semplice. Non ho mai rubato l’occhio, ma ho sempre cercato di essere un buon soldato e di fare nel miglior modo possibile quello che mi veniva chiesto. Anche nell’ultimo anno, pur giocando meno, mi sono allenato sempre al massimo. Se i giovani, ma anche i compagni più esperti, hanno preso in parte esempio da me, allora ho fatto bene il mio lavoro».

Ha mai pensato di essere stato un po’ sottovalutato durante la carriera?

«No. Ho sempre guardato soltanto al mio lavoro. Le opinioni degli altri sono rispettabilissime, ma ho seguito la mia strada. Ho avuto, come tutti, alti e bassi, ma sono convinto che il miglior Darmian sia stato quello dell’Inter».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti
Tutti
Leggi altri commenti