L'ex difensore ha parlato anche del suo futuro e della rosa dell'Inter di Chivu

Vitiello

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Si aspettava di essere senza squadra a questo punto?«No, anche perché qualche chiacchierata c'è stata, ho parlato con qualche direttore sportivo. A livello concreto, però, non si è chiuso nulla perché...».

Perché ha messo troppi paletti?«No, avevo già fatto un ragionamento generale alla fine del contratto con l'Inter. Mi sarebbe piaciuto fare un altro anno in nerazzurro ma, in generale, ho fatto una carriera di cui sono orgoglioso e che voglio "difendere", senza offendere nessuno. Ho ancora voglia di giocare, però ne deve valere la pena. Non sto parlando di una squadra di altissima classifica, ma sono convinto di valere una buona Serie A».

Quanto pesa, però, quel 1989 sulla carta di identità?«Non so se sia giusto parlare di pregiudizio sulla mia età, però è normale che tanti club puntino su giocatori più giovani, magari da rivendere successivamente: l'età è un fattore. Forse pesa anche l'infortunio dell'anno passato, che mi ha tenuto circa due mesi e mezzo fuori. Magari qualcuno ha pensato: "Questo non ce la fa più..". Posso dire che non è vero: se uno guarda la mia storia all'Inter, noterà che ho sempre giocato. Dallo scorso gennaio, poi, sono stato bene, mi sono allenato senza problemi e non ho più avuto guai».

Che cosa le manca di più della vecchia vita?«Lo spogliatoio. Anche la partita, l'agonismo, l'attesa prima di andare in campo, però più di ogni altra cosa vivere con i compagni: finiscono per diventare fratelli, indipendentemente dal fatto che ti stiano simpatici o meno. Mi riferisco al day by day, agli scherzi, allo stare insieme ogni giorno. E quello che non puoi fare quando ti ritrovi da solo ad aspettare una chiamata».

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