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SPALLETTI E CONTE

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Spalletti è l’allenatore che l’ha promossa capitano.

«Con Conte, poi abbiamo vinto, ma è con Spalletti che sono state create le fondamenta. E quella non era una squadra fortissima, da scudetto, siamo arrivati due volte quarti all’ultima giornata, ma era il nostro valore. Poi con Conte, la sua mentalità e la sua tattica, sono arrivati acquisti importanti: ed è nato lo zoccolo duro dell’Inter vincente, di cui hanno beneficiato anche gli allenatori successivi».

Conte è davvero severo?

«Chiede tanto, anche a se stesso. Per lui c’è solo il calcio. Il primo anno era difficile anche prendere un appuntamento dal dentista, perché solo la sera prima sapevi quando ti saresti allenato il giorno dopo. Per lui il calcio è quello che si prepara in settimana, tutto schemi e compiti da rispettare. Va bene per un anno, per due, poi è chiaro che il rischio è che tutto salti. E allora lui se ne va. I calciatori però giocano davvero per lui. Inzaghi è stato bravo a liberare la fantasia dei più forti, per questo la sua Inter era più bella da vedere».

Quanto è soddisfatto della sua carriera?

«Potevo vincere qualcosa in più, ma i primi anni in Italia c’era un livello altissimo. Anche la mia Udinese di allora, nel calcio di oggi lotterebbe per le prime posizioni. E poi forse mi manca un’esperienza all’estero».

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