"Per me l'obiettivo è sempre stato giocare e provare piacere nel farlo, perché so che la carriera di un calciatore è molto breve"
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IL RAPPORTO DIFFICILE CON MOURINHO
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"Forse ero arrivato in quelle due squadre nel momento sbagliato. Forse non sapevo come lavorare con José Mourinho, anche se poi ci siamo ritrovati alla Roma e lì la situazione era completamente diversa. Ma nonostante le difficoltà, non dimentichiamo che lì ho vinto tre titoli, compresa l'Europa League. Quelle difficoltà mi hanno reso più forte come uomo e mi hanno aperto gli occhi sul calcio e sul mondo del calcio. Perché al Borussia Dortmund avevo Jürgen Klopp, che ti abbracciava ogni giorno, ti stava vicino e parlava con te. Poi ho avuto anche Tuchel, che mi apprezzava molto e mi parlava ogni giorno.
E all'improvviso arrivi in una realtà come il Manchester United, uno dei club più importanti del mondo come marchio, nel miglior campionato del mondo, la Premier League, con uno dei migliori allenatori del mondo. In quel momento capisci che la situazione è cambiata e devi essere capace di adattarti. Anche quando avevo problemi e divergenze con José Mourinho, non ho mai cercato di dare la colpa a lui perché non mi faceva giocare. Ho sempre puntato il dito contro me stesso, dicendomi che forse ero io a sbagliare qualcosa.
Non importa, che mi critichi pure, che mi dica di non essere soddisfatto. Ma io gli dimostrerò il mio valore. Glielo dimostrerò. Questo mi ha dato forza e motivazione per diventare ancora più forte e raggiungere i miei obiettivi"
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