Da Lautaro a Ronaldo, passando per Mourinho e Messi: l'ex patron dell'Inter ripercorre alcune delle pagine più importanti della sua presidenza
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MESSI
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MORATTI: «VOLEVO MESSI ALL'INTER. LO AVEVO VISTO QUANDO ERA ANCORA UN RAGAZZINO»
— In una delle sue ultime interviste ho letto questa sua dichiarazione su Messi: "Avrei fatto una follia pur di portarlo all'Inter". È vero?«Più che parlare di follia, le dirò un'altra cosa. Lo vidi giocare in una competizione Under 17, quando ancora nessuno parlava di lui come di una futura stella mondiale. Capii subito che era speciale. Non soltanto per la sua qualità, ma anche per la fame e la voglia di vincere. Messi faceva già paura. Ricordo che già allora parlavo di lui con molti giornali italiani. Sì, volevo acquistarlo. In effetti, feci in modo che venisse contattato diverse volte, ma senza mai fare nulla di scorretto o che potesse risultare spiacevole. Sapevo che il Barcellona, il club che lo aveva aiutato a crescere, stava per proporgli un contratto. Non volli intromettermi. Quello che è successo dopo è storia. Il Barcellona riuscì a trattenerlo saldamente. Voglio anche sottolineare che Messi, in qualche modo, mi ringraziò per l'interesse. Mi regalò la sua maglia per dimostrarmi la sua simpatia. Me la fece recapitare, sì».
«MESSI ERA UNA DELLE MIE GRANDI DEBOLEZZE»
— Messi è stato il suo grande sogno irrealizzato?«Sì, anche se, conoscendo l'affetto che legava il club e il giocatore, non è che abbia forzato molto la mano, sinceramente. Non lo considero qualcosa che non sono riuscito a ottenere, perché, come le ho detto, non ho insistito troppo. Ammetto però che Messi era una delle mie grandi debolezze in quegli anni. Lo ammiravo moltissimo».
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