Diego Lavelli racconta l'emozione di aver visto il figlio entrare in campo a San Siro nella gara contro la Fiorentina

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Intervistato da GianlucaDiMarzio.com, Diego Lavelli, padre di Matteo, racconta l'emozione di aver visto il figlio entrare in campo a San Siro nella gara contro la Fiorentina. "Allo stadio c’ero solo io e non sapevo neanche se andare. Ero convinto che non sarebbe entrato e anche Matteo la pensava così. Il giorno prima aveva giocato e mi diceva di avere le gambe imballate. Gli ho risposto: ‘Teo, sono occasioni che non puoi perdere. Se ti chiedono di fare due, tre o cinque minuti, entra e gioca tranquillo, come fossi all’oratorio’. Lui è scoppiato a ridere: ‘Papà, non sai cosa significhi giocare davanti a 70mila persone’. Ma nessuno dei due pensava veramente avrebbe giocato".

Inter, Lavelli entra e lascia il segno

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"All’inizio ero tranquillo. Poi, verso fine partita, Matteo ha portato la palla sulla fascia, l’ha protetta e ha conquistato una rimessa. Ho sentito l’ovazione del pubblico e la gente intorno a me dire: ‘Questo è forte’. Lì ho pensato: ‘Ma quello è mio figlio’. La verità? Per me non ha ancora fatto nulla di straordinario, però è un inizio. Un buon inizio".

Lavelli senior racconta come è avvenuto l'approdo del figlio all'Inter. I nerazzurri organizzano un’amichevole con il Renate per vederlo: "Calcio d’inizio, palla al centro. Prende il pallone, guarda la porta e calcia. Segna. Passa qualche minuto e mi raggiunge il direttore dell’Inter: ‘Signor Lavelli, non abbiamo più niente da vedere. Parliamo con la sua società perché da dicembre Matteo venga con noi’. Sono rimasto a bocca aperta". Una soddisfazione ancora più grande per una famiglia interista: "Io, Matteo, suo fratello Nicolò, mia moglie: siamo tutti interisti. Pure il cane ha il collare nerazzurro".

Savoia 1908 v FC Internazionale U23 - Serie C
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"Chivu? Si sono conosciuti in Primavera, segnò alla prima partita. Chivu è un allenatore moderno e ha avuto grande coraggio a mandarlo in campo per provare a rimontare. Dopo la partita molti compagni hanno scritto a Teo per complimentarsi. Lo ha chiamato anche Frattesi. Lunedì mattina, il giorno dopo la partita, gli ho detto: ‘Bella la giornata di ieri? Bene, adesso scordatela. Non sei ancora nessuno, vai al campo e lavora’. Ma davvero non c’è bisogno che glielo dica, è un ragazzo che non ama parlare di sé o vantarsi, anzi".

(gianlucadimarzio.com)

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