Giorgio Ricci, Chief Revenue Officer dell'Inter, parla della crescita che il club ha avuto negli ultimi anni e gli obiettivi del futuro
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GIORGIO RICCI
In una lunga intervista a Milano Finanza, Giorgio Ricci, Chief Revenue Officer dell'Inter, parla della crescita che il club ha avuto negli ultimi anni e gli obiettivi del futuro: dal nuovo stadio, fino alla gestione di Oaktree.
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Avete avuto un percorso di crescita molto importante anche a livello di stadio. Quanto è difficile farlo nonostante un'infrastruttura ancora vecchia da quel punto di vista?
È sicuramente più difficile che farlo avendo a disposizione uno stadio moderno di nuova generazione, però allo stesso tempo devo dire che è un ulteriore stimolo a raggiungere un livello di eccellenza anche nella gestione di questa tipologia di ricavi. Ci sta spingendo a migliorarci veramente stagione dopo stagione in modo evidente, perché, come dicevi, sia lo sviluppo dei ricavi sia le presenze medie allo stadio sono comunque in costante crescita, anche se ormai sono arrivate praticamente alla quasi totale saturazione.
Se pensiamo all'Inter di diversi anni fa, quando magari avere 40-50.000 persone allo stadio era già un grande risultato, oggi devo dire che, quando ci sono le nostre partite casalinghe, vedere un numero sotto i 70-72.000 è quasi motivo per noi di insoddisfazione, perché ormai ci siamo abituati ad avere uno stadio pieno.
Massimizzarlo è un'altra cosa, però, come dicevo, ci sta veramente spingendo a ottimizzare il più possibile quello che possiamo ottenere da questa struttura che, ovviamente, non ha tutto il livello di servizi che potrebbe avere uno stadio di nuova generazione. Però è iconico, è comunque grande e questo ci consente di massimizzarne i risultati economici e anche l'esperienza per i tifosi, seppur con tutti i limiti che conosciamo.
Bisogna saper innestare il lavoro su quello che è il mood del momento. Se c'è un mood positivo di vittorie, bisogna saper innestare una strategia anche di massimizzazione dei ricavi da stadio che tenga conto di questo.
Però, allo stesso tempo, non si lavora nella gestione di una fonte di ricavi come lo stadio sperando sempre nel risultato positivo. Bisogna costruire e gestire questa fonte di ricavi a livello strategico, in un percorso che porti ai risultati che si vogliono raggiungere a prescindere dall'andamento della stagione. Poi, ovviamente, l'andamento delle varie stagioni si integra in una strategia comunque già esistente.
Si lavora in due direzioni. La prima è stata quella della saturazione, perché più si incrementano le presenze medie, più cresce anche il livello generale dell'esperienza e il gradimento nel frequentare lo stadio. Chiunque di noi, quando va a vedere una partita, un evento o un qualunque spettacolo di intrattenimento, da un concerto a una partita di qualsiasi sport, in uno stadio, in un palazzetto o in una struttura piena, vive un'esperienza molto diversa. Quindi si è lavorato sulla saturazione e, dall'altro lato, si sta lavorando in modo molto sapiente con una gestione dinamica dei ricavi delle partite, del rapporto tra gli abbonati e gli spettatori delle singole gare e, soprattutto, con una flessibilità totale su un'infinità di variabili e parametri.
Gli strumenti tecnologici a disposizione ci consentono ormai di analizzare qualunque tipologia di fattore e di riuscire a offrire prodotti, servizi e prezzi sempre coerenti con il momento della stagione, con l'orario delle partite, con il momento della squadra e con tantissime variabili, che possono andare dal meteo alla concomitanza di altri eventi, fino alla domanda che in alcuni momenti ci può essere su determinate gare rispetto ad altre.
bisogna dire che c'è una cosa che non ruberei a nessuno, perché credo che tutti ce la invidino: l'esperienza più bella in assoluto, quella del calore dei nostri tifosi.
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