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Ricci: “Altro che riduzione costi, cosa faremo con Oaktree. Top10, stadio, accordi, vi dico tutto”
“Dodici anni c’erano tre squadre di calcio nella top 3 delle properties sportive mondiali, in termini di enterprise value o di valore del brand. Oggi, per trovare il primo club di calcio, devi andare al 20° posto. È evidente che qualcosa di molto profondo è successo nell’industria sportiva. Alcuni ecosistemi hanno performato meglio creando gap significativi, sia tra le leghe sportive nordamericane e quelle calcistiche europee, sia tra la Premier League e il resto dei campionati. Si sono creati due livelli di disparità: uno tra sport differenti e l’altro all’interno del calcio”.

Questa è la premessa. E l’Inter?
“Dobbiamo concentrarci sul nostro piano di sviluppo, sapendo benissimo che il traino è dato dall’esposizione offerta dalla Champions. Quest’anno il percorso si è interrotto presto, ma la cosa che più conta è avere una presenza continuativa: qualificarsi sempre alla Champions è più importante che arrivare un anno in finale. Abbiamo un brand forte, dobbiamo fare leva su questo, cercando di preservare il suo posizionamento unico. Prendiamo il caso del Psg, che, come noi, non beneficia di una grande spinta dal mercato domestico. Ecco, Inter e Psg vantano le stesse audience a livello globale. Se noi paragoniamo le nostre audience ai club che ci stanno davanti a livello dei ricavi, le distanze sono minime. Questo dimostra che l’interesse c’è”.
Ci dia qualche numero.
“Sul digitale ci siamo dati l’obiettivo di lavorare attraverso contenuti che ingaggiassero fan in tutto il mondo, consapevoli comunque di avere nell’Italia il nostro bacino principale. A livello globale, da inizio anno la nostra fanbase è cresciuta del 5%, conquistando quasi 4 milioni e mezzo di nuovi follower in due mesi. L’anno scorso, nello stesso periodo, eravamo cresciuti dello 0,9%. Abbiamo appena tagliato il traguardo dei 90 milioni di seguaci sulle piattaforme digitali. Abbiamo iniziato a investire molto su YouTube e ora siamo stabilmente nella top ten, avendo superato Bayern, Arsenal, Tottenham, con il +55% da gennaio. Negli Usa ha funzionato bene il video con Spike Lee. L’altra piattaforma strategica per noi è TikTok, dove abbiamo 19 milioni di follower”.
Come mai non si riesce ancora a monetizzare?
“Scontiamo l’assenza di un palcoscenico che garantisca settimanalmente l’accesso a una platea molto più ampia di quella italiana. È il gap che passa tra la Premier e la Serie A. È vero che ci sono altre metriche legate alla capacità di ingaggiare i fan, ma poi quando si arriva a determinare il valore delle sponsorizzazioni conta prima di tutto la capacità della competizione domestica di avere una reach globale, perché solo la competizione domestica può garantirti un’esposizione frequente e intensiva. Peraltro, va considerato che in Champions un club può esporre tre marchi sulla maglia (sponsor principale, sponsor tecnico e manica) e quello del kit d’allenamento. Tutto il resto non ha visibilità. La Serie A lavora bene sul domestico, ma non ci offre un’adeguata platea internazionale. Questo ci impedisce di avere accesso a determinate tipologie di budget per i contratti di sponsorizzazione”.
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