Le parole di Tommaso Rocchi dopo la chiusura dell'inchiesta e l'archiviazione del caso
VIDEO FCIN1908 / Tarantino: "Bigica allenatore importante. Vogliamo che i nostri giovani..."
Scegli Fcinter1908.it come tuo sito preferito su Google: clicca qui
Dopo la chiusura dell'indagine e l'archiviazione dell'inchiesta, il Corriere dello Sport ha intervistato l'ex designatore degli arbitri Tommaso Rocchi.
Il venticinque aprile scopri di essere indagato per concorso in frode sportiva, si parla di presunti favori e alterazioni nelle designazioni.«Mi è esplosa una bomba nella vita... (si interrompe, riprende dopo cinque secondi)... perché?».
Perché cosa?«Me lo sarò ripetuto cinquanta volta. Perché a me?, cosa ho combinato? Da impazzire, credimi, Ivan, e le cose sono via via peggiorate. Ho letto e ascoltato di tutto. Ero il mostro. Ma mostro perché? Ho fatto pensieri d’ogni tipo. Chi mi vuole così male? Ho però trovato anche tanta gente amica, c’è chi ha provato a rassicurarmi: a volte sono segnali, mi è stato detto, segnali di un cambiamento e devono essere colti».
Non poteva bastarti.«Come avrebbe potuto? Mi sono ritrovato con la vita stravolta, con spiegazioni da dare ai figli, mio padre e mia madre hanno avuto solo parole di sostegno. Una bolla, ecco, ogni tanto mi osservo da fuori e mi auguro di svegliarmi da un incubo. Nell’incubo senti che hai smarrito il codice della vita, che hai demolito il nucleo della sicurezza, che stai precipitando... Ho scelto una vita e un ruolo che sono basati su valori quali l’onestà, la rettitudine, all’improvviso mi hanno trasformato in un mezzo delinquente. E poi quell’enorme vuoto da riempire».
Quale vuoto?«Quando passi da impegni h24, perché il designatore non stacca mai, al nulla cosmico. Quello che avevo rincorso per anni, un po’ di tempo libero per stare con i miei figli e occuparmi di me stesso, diventa improvvisamente un disagio, un inferno e la mattina vorresti non svegliarti per non dover inseguire qualcosa da fare. Così ogni giorno, per mesi».
Fosti tu ad autosospenderti.«Non avrei potuto fare diversamente, rispettando i miei princìpi. Avevo delle responsabilità nei confronti dei ragazzi (gli arbitri, nda). Volevo che finissero la stagione in condizioni accettabili, senza pressioni supplementari».
Avevi mai sentito Marotta? Hanno messo di mezzo l’Inter.«Mai, così come non ho mai avuto, né cercato rapporti con altri dirigenti. Per questo avevo inserito la figura del referee manager, un professionista addetto ai club. Penso che lo conservino anche quest’anno».
Ma avresti comunque potuto ricevere indirettamente le rimostranze oppure gli inviti dei dirigenti.«Da sempre tutte le società, pur se in tempi diversi, hanno avuto qualcosa da dire agli arbitri o sugli arbitri e quando dico da sempre non mi riferisco al mio periodo. Io posso garantirti che non ho mai favorito o maltrattato squadre, decidendo sempre in totale autonomia».
E le bussate? Altra accusa che ti viene mossa?«C’è ancora un procedimento in corso, ho rispetto del magistrato che se ne sta occupando, così come di quelli di Milano. Ci sarà tempo per chiarire pubblicamente anche questo punto».
Il mondo arbitrale come si è comportato?«Tanti ragazzi hanno chiamato e mi sono stati vicini, Francesco Massini si è comportato in modo esemplare, così come Roberto (Rosetti, designatore europeo, nda) che mi ha permesso di continuare a sentirmi arbitro facendomi fare l’osservatore. Non nego che quando ho ricevuto la convocazione, la prima, per una partita a Bratislava dello Slovan mi sono emozionato proprio come trent’anni fa».
Avrai avuto anche qualche breve parentesi di sollievo.«Poche. Ecco, quando i pm hanno chiesto l’archiviazione poiché non sussistevano gli elementi per il rinvio a giudizio. Poche, pochissime... Mi sono ritrovato senza un’identità, senza un lavoro».
E senza uno stipendio. Oggi ti autosospenderesti di nuovo?«Penso di sì, lo rifarei. I miei figli hanno capito, uno fa l’arbitro, Samuele, Federico no».
Almeno uno sano in famiglia c’è.«Non scherzare... Credo che questa esperienza abbia insegnato qualcosa anche a loro, al di là delle sofferenza che ha procurato. Ho conosciuto l’umiliazione e l’ho anche frequentata per mesi».
So che avresti voluto essere ascoltato immediatamente dal pm Ascione. Eppure...«D’Avirro, il mio avvocato, un professionista di straordinaria esperienza e molto stimato, ha voluto che non mi presentassi. Dinamiche avvocatizie. Solo più avanti sono stato in Procura a Milano per fare chiarezza».
Cosa ti rimproveri della tua gestione, dove pensi di aver sbagliato?«Errori ne ho certamente commessi, il principale la scorsa stagione. La linea del Var l’ho toppata, ho trasmesso un messaggio sbagliato, meglio più Var che meno. Anche in termini di comunicazione un grosso errore».
Un giorno mi dicesti che tuo padre, juventino della prima ora, c’era rimasto male perché ti accusavano di aver favorito l’Inter.«Lascia perdere, su».
Cosa vedi davanti a te? C’è chi ti ha suggerito di candidarti alla presidenza dell’Aia.«Non s’è ancora chiuso tutto. E comunque non spetta a me decidere. Io ho soltanto bisogno di riprendermi la vita, di rientrare in questo mondo, il mondo del quale ho fatto parte dalla fine degli anni Ottanta. Sto valutando alcune situazioni, spero di essere messo nella condiz ione di fare delle scelte».
Qualche cazzata al telefono, però, ti sarà scappata.«Al telefono ci vivo, riceverò cento chiamate al giorno. Anzi, le ricevevo prima del 25 aprile. Ma non ho mai oltrepassato la linea della correttezza. Nei fatti».
© RIPRODUZIONE RISERVATA