Il popolare dj e conduttore, noto tifoso dell'Inter, racconta il suo stato d'animo alla vigilia della stracittadina
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Giorni di attesa per Nicola Savino, popolare dj e conduttore, nonchè grande tifoso dell'Inter, che ai microfoni di Sky Sport ha raccontato come vive la marcia di avvicinamento verso il derby contro il Milan: "Il mio primo derby? Ce l'ho ben chiaro: era il 1979, pioveva molto forte ed era il primo derby che vedevo allo stadio. Vinse l'Inter 2-0, con una doppietta di Evaristo Beccalossi. E inevitabilmente è sempre questo il primo derby che mi viene in mente".
Come vive il derby? Riesce a goderselo oppure comincia a sentire un po' d'ansia già nei giorni precedenti?
"È sempre la partita più importante dell'anno. Negli ultimi anni l'Inter ha vissuto grandi stagioni, ma nei derby ha faticato… Per il Milan, invece, ultimamente i derby sono stati un'occasione per prendersi qualche soddisfazione in stagioni difficili. La scaramanzia mi suggerisce che quest'anno, visto che il Milan mi sembra un po' meglio del solito, potrebbe andare diversamente. Ma non dico altro, per non portare male. Però posso dire che mi manca il Milan di Pioli, che sì è riuscito a vincere uno scudetto, ma non ha mai avuto molta fortuna nei derby…".
A proposito di scaramanzia: ha qualche rito particolare prima della partita? C'è qualcosa che ha smesso di fare perché portava male?
"Negli ultimi anni sono andato quasi a tutti i derby Milan-Inter, ma sono andati male. Almeno un paio consecutivi non sono finiti bene. Quindi quest'anno non andrò. Per questo derby in particolare sarò lontano, a Lanzarote, nelle Canarie: mi tengo proprio a distanza".
C'è un calciatore dell'Inter del passato che avrebbe voluto conoscere personalmente?
"Ne ho conosciuti tanti, ma uno che mi sarebbe piaciuto incontrare è Jürgen Klinsmann".
E c'è un giocatore, del passato o attuale, con cui ha un rapporto particolarmente speciale?
"Avevo un rapporto eccezionale proprio con il primo giocatore che ho visto in un derby, Evaristo Beccalossi. Ho ancora rapporti con Spillo Altobelli, naturalmente con Javier Zanetti e anche con Danilo D'Ambrosio, che conosco bene. Poi c'è Nicola Berti, un compagnone: uno con cui è facile fare festa".
A proposito di feste, c'è un aneddoto legato all'Inter o a un derby che ricorda con particolare piacere?
"È sicuramente legato a un gol di Maicon. Ero in uno degli skybox a bordo campo e Maicon si è diretto verso quella zona, probabilmente perché c'era qualche suo familiare. Io ho perso completamente la testa e mi sono messo in piedi sulla balaustra. Da quel momento, tutte le foto dell'occasione sembravano mostrare Maicon che indicava me. Io indicavo sicuramente lui, ma lui in realtà stava indicando sua moglie! Sui giornali scrissero che Maicon indicava Nicola Savino. Quando l'ho rivisto, mi ha detto ridendo: ‘Tu sei quell'estronzo che si è messo davanti!’. Si faceva delle grandi risate".
Quest'anno, tra rimonte e risultati altalenanti, si è tornati a parlare di ‘pazza Inter’. È una definizione che le piace?
"No, è un concetto che non mi piace. La pazza Inter era quella a cui si giustificava una vittoria contro una squadra blasonata e, la domenica successiva, una sconfitta contro la penultima in classifica. Condivido in pieno una frase che disse Antonio Conte e che nessuno si ricorda più: ‘Io non voglio più sentire parlare di pazza Inter: noi dobbiamo vincere, punto e basta’. Mi sembra un buon punto di partenza per costruire una mentalità vincente, che infatti adesso c'è".
Quale canzone dedicherebbe a questa Inter più solida?
"Mi gasa molto "C'è solo l'Inter", la canzone scritta da Elio per l'Inter. Non ci sono altri ragionamenti: c'è solo l'Inter. È una squadra che non molla, con un buon carattere e un buon gruppo. Devo dire che quest'anno, forse per la prima volta, il mercato non è stato strepitoso, almeno per il momento. Tra infortuni e pochi sprazzi di gioco, peraltro non eccezionali, penso a Spence ad esempio. Ma non è mai detta l'ultima parola: la stagione è lunghissima e le partite sono tante, può ancora succedere di tutto".
Il giorno dopo un derby perso, che cosa è peggio: incontrare un milanista che ti prende in giro o un interista che ti spiega per due ore perché la squadra ha giocato male?
"Un milanista che mi prende in giro, non c'è nessun dubbio. Con un interista starei anche tre ore: sono uno di quelli che cerca di capire cosa non è funzionato, ma senza pensare di avere la verità in tasca".
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