Il tecnico della Juventus racconta le differenze tra le piazze allenate in carriera: “Alla Roma una tifoseria, a Napoli una città, in Nazionale un popolo”

Scegli Fcinter1908.it come tuo sito preferito su Google: clicca qui

Sono tanti gli argomenti affrontati da Luciano Spalletti nella lunga intervista a Tuttosport. Il tecnico parte spiegando cosa vuol dire essere allenatore della Juve e quali differenze ha notato rispetto alle altre squadre allenate in passato.

«Alla Roma ho allenato una tifoseria, a Napoli alleni una città. All’Inter una tradizione, in Nazionale un popolo. Alla Juve alleni invece una mentalità: è la storia del calcio. Qui c’è la modalità Juventus: non è solo un’emozione impetuosa. È gioia, orgoglio e responsabilità: sono sentimenti che non mi lasciano mai solo. È l’intensità mai banale di tristezze esagerate e felicità travolgenti. Non devi vivere solo di calcio, ma di Juventus. Siamo in competizione col nostro livello e non con gli altri. Il nostro club è sinonimo di eccellenza calcistica, per questo l’interesse nei nostri confronti è globale».

spalletti conferenza stampa champions

Spalletti
Getty Images

Cosa significa essere il tecnico della Juve?

«È un qualcosa di grandioso. Di grandissimo. Fare qualcosa che ti piace è libertà, essere felice di andarlo a fare è amore. Ci sono delle responsabilità altissime, certo: per noi sarà difficile, ma è un compito che mi prendo volentieri».

C’è un sentimento che prevale più di altri in questo momento?

«In realtà sì: qui mi sento felice e libero».

spalletti
Getty Images

Cosa l’ha spinta ad accettare il tipo di contratto che ha firmato un anno fa, praticamente da traghettatore?

«Principalmente la fiducia nella squadra. Poi quella in me stesso e infine la storia del club. L’esperienza ti porta ad accettare e gestire tutto ciò che accade, senza che incida mai oltremodo sulla felicità che provo ogni giorno nel fare questo mestiere stupendo. Qui c’è bellezza, non ho avuto alcuna titubanza o dubbio. Ci ho messo un attimo a volermi confrontare con questo mondo, poi è maturata la possibilità di rinnovare e di iniziare a gettare delle basi per il lavoro che verrà. Vedremo se riusciremo ad andarci a prendere quello che tutti si aspettano».

Con quali giocatori, nella sua carriera, pensa di essere stato determinante? Con chi ha lasciato il segno?

«Ne cito alcuni, i più vividi nella mia mente: Pizarro a Udine, Lobotka e Kvara a Napoli, Salah alla Roma e Cancelo all’Inter».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti
Tutti
Leggi altri commenti