Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Andrea Stramaccioni ha parlato delle difficoltà della nazionale italiana

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Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Andrea Stramaccioni ha parlato delle difficoltà della nazionale italiana. L'avventura del Mancio bis è iniziata male, sconfitta dal Belgio in una gara senza storia. "Diciamo che speravo in un inizio diverso. E come me, penso tutti gli italiani".

Qual è l’errore che una squadra di livello non deve ripetere?

«È difficile parlare di un singolo errore perché in quei trenta minuti del primo tempo non ha funzionato niente di quello che Mancini aveva preparato. Ci sono però state cose buone nella ripresa, che le parate di Lammens e il secondo gol di Lukebakio hanno vanificato. Anzi, lo 0-2 è arrivato proprio nella fase migliore per l’Italia, spezzando la nostra rincorsa».
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Perché tanti giocatori importanti in Nazionale non rendono?

«Il calcio è una questione di equilibri, incastri e valori collettivi. Sono pochi i giocatori che decidono le partite da soli. Bisogna parlare di prestazioni individuali all’interno di un contesto di squadra. Noi ne stiamo creando uno nuovo, serve un po’ di tempo».

A prescindere dalla trasferta di Bursa quali sono i giocatori che devono tirare l’Italia fuori dai guai?

«La spina dorsale è composta da Donnarumma, da Bastoni, da Tonali e Barella in mezzo e Da Kean in avanti. Aggiungerei anche Pio Esposito. E poi Zaniolo, che può riscattarsi con un allenatore che lo stima da sempre. La qualità esiste».

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Come si gestisce un giovane come Romano dopo il debutto difficile?

«Si protegge: in quella mezz’ora contro il Belgio hanno sbagliato tutti tranne Gigio. Mica solo Romano. In Italia ci si riempie la bocca con la parola “giovani” ma nei fatti siamo molto duri a giudicare coloro che danno loro fiducia».

A proposito di giovani, chi la intriga di più nella nuova nidiata?

«A parte Palestra, che non fa parte di questo giro di partite, vorrei vedere Kayode e sono interessato ai margini di crescita di Doumbia e Zoma».

Ma questa Italia, proprio avendo esterni come Palestra e Dimarco, è adatta a sviluppare il 4-3-3 caro a Mancini?

«Certamente, anche se il sistema va cucito su misura rispetto alle caratteristiche dei calciatori. Ho apprezzato ad esempio il tentativo immediato di far coesistere Esposito e Kean, allargando Moise da ala atipica. Il vero nodo semmai è un altro».

Quale?

«Trovare l’alchimia a centrocampo. Dev’essere adattata al palleggio che chiede Mancini. Perché dobbiamo fare i conti con la realtà: questo gruppo è composto da calciatori diversi da quelli che il nostro ct condusse alla vittoria dell’Europeo».

(Gazzetta dello Sport)

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