Il punto di Repubblica sulla candidatura di Galliani e su quello che potrebbe succedere

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Sulla questione della presidenza della Figc e sulla candidatura di Adriano Galliani e sui possibili scenari ha provato a fare chiarezza Repubblica:

Un'altra giornata di telefoni incandescenti, di pressioni e persuasioni con ogni mezzo. La Serie A è di nuovo una polveriera, spaccata tra chi sta con Giovanni Malagò e chi invece gli ha dichiarato guerra, pronto a spodestarlo dall'ufficio in Federcalcio per mettere al suo posto Adriano Galliani, senatore di Forza Italia e gradito al governo.

«Vinco anche questa partita», confida ai fedelissimi Malagò, che ha già avuto uno scambio telefonico con il rivale. Quando Marotta e Percassi hanno convinto Galliani a scendere in campo avevano una certezza: nessuna componente candiderà Malagò se non lo farà la Serie A. Quindi per tagliarlo fuori dalla partita non servono 11 voti: ne bastano 10 che provocherebbero lo stallo. È già tempo di fare i conti, perché il 4 novembre scade il termine per presentare le candidature per il voto della Federcalcio fissato al 14 dicembre.

Parla Marotta

Figc, le big spingono Galliani

Il bacino di voti dei due schieramenti inizia a prendere forma. Malagò può contare sulle firme di cinque club al momento: Monza, Napoli, Roma, Lecce, Bologna. Potrebbe aggiungersi il Torino, che già si dichiara a favore. Anche Galliani ha cinque firme: oltre a Inter e Atalanta, portabandiera del movimento, stanno con lui Milan, Como e Genoa. Ma venerdì sera erano a cena con Marotta anche Carnevali e Ferrero, ad e presidente della Juventus. L'appoggio del club dipende dalla proprietà: su Elkann sono in pressing sia Malagò, sia il ministro Giorgetti che sostiene la causa del senatore forzista. La partita si gioca sulle altre: un bacino di otto società che orienteranno il peso della Serie A. Cagliari e Sassuolo pendono verso il partito dell'oppositore. Malagò punta a incassare l'appoggio del Frosinone e dell'Udinese, che storicamente è però vicina a Marotta e Percassi. Lotito è imponderabile, certo tre mesi fa la Lazio è stata uno dei due club a non firmare per Malagò: l'altro, il Verona (nel frattempo retrocesso), ha poi subito garantito l'appoggio.

Malagò
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L'ultimo motivo di attrito è stata la nomina di Beppe Signori a capo delegazione della nazionale Under 20, senza parlarne con nessuno. Un modo di operare che in estate già aveva aperto crepe tra Malagò e i suoi antichi sostenitori. Forse, però, è solo l'ennesimo diversivo: il piano per cambiare direzione rispetto al voto di giugno era già in corso da tempo.

Marotta e Percassi puntano a chiudere la partita per la candidatura di Galliani prima del turno infrasettimanale di campionato: possibile domani una riunione tra le società. Ma il tema è un altro, e ben più largo: se anche la spuntasse Malagò, avrebbe poi il sostegno delle altre componenti per essere eletto il 14 dicembre? La risposta, al momento, è no. O meglio: Giancarlo Abete, suo storico rivale, ha convocato per il 28 ottobre una riunione con tutte le componenti. Vuole aggregare un consenso sul candidato alternativo e ha già iniziato a gettare le basi per l'accordo mercoledì. Le leghe (Serie B e C, oltre ai suoi Dilettanti) sono con lui. Restano da convincere i calciatori. Che prima di sbilanciarsi in un senso o nell'altro, aspetteranno di capire chi vincerà la partita in Serie A.

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