Il clamore mediatico ha indotto i magistrati del Tribunale di Milano a non sequestrare i telefoni: lo rivelano loro stessi nella richiesta di archiviazione sul caso Rocchi
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"Perché nell’inchiesta sulle interferenze sull’allora designatore arbitrale di serie A Gianluca Rocchi la Procura di Milano non ha mai sequestrato (come invece accade quasi sempre) i telefoni alla ricerca di messaggi tra gli interlocutori a tratti intercettati? Per «il clamore mediatico», scrivono i pm Paolo Ielo e Maurizio Ascione nella richiesta di archiviazione del caso Rocchi". Così il Corriere della Sera racconta del dispositivo con cui i due pm hanno chiesto l'archiviazione dopo l'indagine su Rocchi e sull'Inter.
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Se inizialmente i telefoni non sono stati sequestrati come scelta investigativa, dopo che si è saputo dell'indagine per clamore mediatico "si impedisce l’utile utilizzazione di mezzi di ricerca della prova non ancora sperimentati".
"Resta quindi che «il tenore delle intercettazioni induce a ritenere estremamente probabile che Rocchi riferisca il contenuto di conversazioni intrattenute direttamente con esponenti dell’Inter». Ma resta «ipotesi priva di riscontro probatorio» e «mera illazione» che «le indicazioni, provenienti dall’ambiente Inter, fossero volte a turbare la regolarità» delle gare", spiega ancora il quotidiano riferendosi proprio alle parole usate dai magistrati per chiedere l'archiviazione del caso per mere illazioni e per la suggestione che Rocchi accettasse le interferenze per timore di Gravina. Mere illazioni e suggestione. Sono le parole degli stessi magistrati che sulle ipotesi fatte non hanno in pratica trovato alcuna prova.
(Fonte: Corriere della Sera)
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