L'Inter celebra il 71° compleanno di Karl-Heinz Rummenigge con la puntata di Internazionale Morning Club
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L’uomo giusto, forse, nel momento sbagliato. Due Coppe dei Campioni, due volte Pallone d'Oro, un Europeo vinto, una finale Mondiale. Come biglietto da visita non c’è male per un giocatore di ventinove anni. Karl-Heinz Rummenigge, per tutti gli interisti sopra i cinquant’anni semplicemente Kalle, arriva nel 1984 nel pieno della maturità agonistica. Dieci anni al Bayern Monaco, negli ultimi cinque aveva segnatoi 155 gol. Più di trenta a stagione, una follia.
All’Inter arriva per far coppia con Spillo Altobelli. Due centravanti moderni, rapidi, tecnici, forti di testa. La coppia funziona, ma all’inizio Kalle fa fatica a segnare. Si sblocca nel giorno più adatto: Inter-Juve, quattro a zero. Ne fa due. Da lì è amore infinito per il tedesco che non sconta mai nulla a se stesso e ai compagni, in campo e fuori. La media gol non è però quella tenuta in Baviera, complice qualche acciacco fisico.
All'Inter rimane tre stagioni, la migliore la seconda, diciotto gol stagionali in trentanove partite, la terza è un calvario, in Serie A scende in campo appena quattordici volte. Eppure restano dei momenti indimenticabili: una staffilata all’incrocio dei pali in un Inter-Milan, una girata al volo contro il Torino. I quadricipiti, incredibili, che i tifosi ammirano da lontano. Va al Servette, poi, in Svizzera, per chiudere al carriera, ma la maglia dell’Inter se la mette un’ultima volta. Un’amichevole in pausa Nazionali, nel febbraio 1989, a Monza. Avversaria, l’Unione Sovietica. Finisce 2-2, Kalle gioca assieme a Matthäus, in un’ideale passaggio del testimone per chi il Pallone d’Oro riuscirà a vincerlo con l’Inter, e segna anche l’ultimo gol in nerazzurro.
Ma il più bello di tutti è il gol che non c’era. Coppa Uefa 1984-85, Inter-Glasgow Rangers, sul 3-0, a San Siro, Kalle fa una specie di magia. Una rovesciata a due metri d’altezza, un prodigio di tecnica e coordinazione. L’arbitro fischia: gioco pericoloso. Curiosità, l’arbitro era un tedesco. A fine gara va verso Rummenigge e gli sussurra: potrei avere la tua maglia? Sai, per mio figlio…
Qualcuno giura che, quarantadue anni dopo, Kalle lo stia ancora guardando male.
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