Al momento, né Giovanni Malagò né Adriano Galliani possono avere la certezza di poter contare sugli 11 voti necessari
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Cosa è successo
La domanda che gli osservatori si pongono è soprattutto una: cosa è cambiato dal giugno scorso, quando la Lega di Serie A si è espressa compatta per Giovanni Malagò? Dietro la rottura del fronte comune delle società, ci sarebbe lo scontento per una serie di decisioni prese dal presidente federale in sostanziale autonomia: dalla scelta di Roberto Mancini come ct della Nazionale, con molti presidenti convinti che il nome giusto fosse quello di Antonio Conte, a quella di Diana Bianchedi come capo delegazione. Ma sembra altrettanto plausibile che ci sia stato un movimento legato anche a rapporti più strettamente politici che avrebbe suggerito di virare su una candidatura ritenuta più solida, da questo punto di vista, come quella del senatore di Forza Italia Galliani.
La scelta della Lega di Serie A, qualunque dovesse essere la candidatura depositata, non chiude comunque la partita. Peseranno anche le scelte delle altre componenti, a partire da quelle dell'Aiac e dell'Aic, le associazioni degli allenatori e dei calciatori, considerando che Lega Dilettanti, una parte della Lega di Serie B e la Lega Pro sono considerate potenzialmente contrarie alla presidenza Malagò. Peraltro, c'è un'altra ipotesi che potrebbe concretizzarsi. Nel caso in cui la Lega Serie A dovesse confermare il sostegno all'attuale commissario, la candidatura di Galliani potrebbe essere riproposta dalla Lega Nazionale Dilettanti di Giancarlo Abete, sconfitto a giugno proprio da Malagò. In questo caso, il 14 dicembre di andrebbe alla conta definitiva tra i due candidati.
(AdnKronos)
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